Essere buoni perché amati

Forse la cosa decisiva è che i figli imparino ad essere buoni. A scoprire e a coltivare la bontà d’animo che hanno in dotazione nel programma originale e si sforzino di attenuare la forza dei loro difetti. Questi infatti rappresentano delle disposizioni emotive che rendono difficile e a volte impossibile voler bene a qualcuno e accorgersi di essere amati.
Forse il vero capitale su cui puntare è la bontà d’animo, in parte già data e in parte da conquistare. Perchè è su questo terreno che si gioca la partita della realizzazione personale. Eppure per un’insufficienza in inglese la famiglia si allarma, si mobilita, è disposta ad affrontare spese. Se il figlio è egoista, pensa solo al suo tornaconto e non si sfoza di amare non suona nessun allarme. Anzi, meglio così – dice il papà –  nella vita non si farà mettere i piedi in testa da nessuno. E la mamma: così non soffrirà l’insicurezza che ho sofferto io.
Infatti è menefreghista, pretende, pensa solo per sè e usa gli altri per il suo tornaconto. Non ci sarebbe molto di cui essere contenti ma tutti trovano la cosa normale. L’importante è che sia autonomo e che a scuola vada bene. Che ne sarà di lui se nell’adolescenza metterà il sigillo della giustizia alle tendenze egoistiche del suo carattere accuratamente coltivate in nome della sua affermazione personale? Legittimerà i suoi lati peggiori e non proverà la voglia e il gusto di diventare una persona migliore. Migliore perchè buona.
[Osvaldo Poli]