posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi


Vestiario

da “Gente sul ponte”

Ti togli, ci togliamo, vi togliete

cappotti, giacche, gilè, camicette

di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biancheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

[Wislawa Szymborska 1923 – 2012]


Ho scoperto questa scrittrice solo dopo la sua morte. Purtroppo.
Apprezzo di lei la sfrontata quotidianità, il poco timido pudore, la pacatezza del tono. 
Credo la sua poesia avrebbe dovuto avere più spazio nel mio bagaglio culturale, ma certe mancanze le avvertiamo solo quando ci vengono messe davanti.
Non si cerca più di scoprire, manca la curiosità.
Avremmo da trovare tutto ma ci accontentiamo di niente.
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