"Se, come il viso, si mostrasse il core" [Ariosto]


Sono andata a scuola per tredici anni, tredici lunghi anni che mi hanno dato una buona cultura da rafforzare, un linguaggio forbito da migliorare e, forse, mi hanno dato gli strumenti essenziali per iniziare, finalmente a comprendere il mio viaggio, la mia vita.Ho imparato che non mi piace contare, anche quando a farlo è una macchina, perchè vedo in tale esercizio una staticità che non credo possa riprodurre la realtà che ci circonda; ho imparato che le date sono importanti, che vanno ricordate e impresse nella memoria poichè la storia torna sempre, anche se mascherata d’altro, anche se con vestiti diversi. Ho imparato che il latino e il greco non sono lingue morte, ma conoscerle mi ha permesso di arrivare laddove non potevo, di scoprire mondi lontani che, con grande stupore, ho saputo aver costruito il mio; ho imparato e letto di amori impossibili, di amori destinati a perdurare nell’eternità pur nella purezza e castità dei suoi amanti. Ho imparato di artisti che hanno inventato i colori, che hanno riprodotto la Natura e che hanno dato forma alle sensazioni nostre più recondite. Ho imparato che le piante hanno ciclo vitale proprio, così come gli animali e che l’uomo è l’animale più straordinario perchè ha il dono del pensiero, e spesso passa la vita a cercare di interpretarlo.Ho capito tanto in tredici anni, ho studiato ed ho imparato ma una cosa, forse la più utile al mio cammino, proprio non me l’hanno insegnata: non ho imparato a perdere. Non ho imparato che nella competizione si vince e si perde, non si può solo partecipare; non ho imparato che bocciare un esame, dopo aver studiato molto, non è da falliti ma che a volte ci vuole pure un po’ di fortuna; non ho imparato che arriva un momento in cui è necessario scegliere da soli, senza che nessuno ci indichi la strada, ma tentando e provando, ancora e di nuovo.Non ho capito che perseverare è, sì diabolico, ma sbagliare è dannatamente umano e non possiamo sottrarci all’errore, se non rimanendo ancora alle posizioni di partenza. Ma soprattutto, dopo tredici anni di scuola non ho imparato a seguire i miei sogni, semplicemente perchè non ho avuto abbastanza coraggio per disegnarmeli.E’, a mio avviso questo il grande compito che deve riprendersi la scuola oggi, restituire, oltre che una buona istruzione, la fiducia nei molteplici mezzi dell’uomo, nella creatività dei giovani e nella possibilità, nella reale possibilità intendo, degli studenti di creare un presente più vicino ed un futuro più fecondo.Omero, nel descrivere Odisseo, utilizza il termine greco polutropos indicandolo come l’uomo dal multiforme ingegno: ecco, credo che questo sia il termine più appropriato per indicare noi, il genere umano, l’essere in grado di fare molto, di costruire, edificare, di volare; così come Carducci, nella sua “Davanti a San Guido” riesce, con un gioco di parole, a fermare il tempo, così la musica ha potuto unire culture incomprensibili e lontane, grazie alla facoltà dell’uomo di plasmare il destino, la vita.Tale è il messaggio che voglio lasciar passare: non perdiamoci d’animo, è necessario perdere per comprendere che abbiamo lottato, abbiamo combattuto con tutte le nostre forze e che, prima o poi, vinceremo anche noi; e non sono d’accordo con Cartesio, non è completo dire “cogito ergo sum” ma sono speranzosa e credo che sia “sogno dunque esisto”.

Valeria Donato 


Grazie Vale.
Guardiamo per la prima volta lontano. 
Oltre un traguardo fissatoci da qualcun’altro.
Oltre il fine ultimo.
Lontano.

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