esistere realmente


A volte percepiva, nella profondità dell’anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch’egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una strana vita, che faceva cose ch’erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo. Come un giocoliere con i suoi arnesi, così egli giocava coi propri affari e con gli uomini che lo circondavano, li osservava, si pigliava spasso di loro: ma col cuore, con la fonte dell’essere suo, egli non era presente a queste cose. E qualche volta rabbrividì a simili pensieri, e si augurò che anche a lui fosse dato di partecipare con la passione di tutto il suo cuore a questo puerile travaglio quotidiano, di vivere realmente, di agire realmente e di godere e di esistere realmente, e non solo star lì come uno spettatore.”

“Siddharta”,

Herman Hesse

Ho iniziato questo libro due giorni fa. Un libretto, poco più di cento pagine.

Ho iniziato per un’esigenza di parole. Una sorta di viaggio tra le righe, una pausa dagli argomenti quotidiani, dalle lezioni universitarie, dai numeri. E ho voluto iniziare precisamente con i grandi classici della letteratura, come se mi mancassero basi solide su cui fondare il mio pensare, il mio parlare, il mio sentire.

Non ho scelto Siddharta. Non avevo nemmeno la benché minima idea della trama di questo libro, ed Hesse era indubbiamente un grande scrittore, ma da me totalmente ignorato. Avevo scelto solo il periodo al quale dovevano appartenere le mie prossime letture.

Il Novecento. Quel Novecento che a scuola viene troppo spesso, accelerato o, peggio ancora, tralasciato. Mi incuriosiva conoscere tutte le opere, tutti i loro scrittori, tutti quanti i pensieri e i linguaggi di cui erano impregnate.

E ho trovato Siddharta. L’ho conosciuto man mano, come un amico. L’ho seguito nella sua crescente voglia di infinito, nella sua insoddisfazione. Mi sono, a volte, riconosciuta nel suo sentirsi fuori dal mondo, spettatrice della vita. Quasi come se il mondo mi scorresse accanto e io fossi incapace di entrare a far parte del suo moto. Indifferente fino a diventare assente.

Annunci

3 comments

  1. loltreuomo · aprile 20, 2012

    Un bel proposito, molto impegnativo direi 🙂 A parte gli scherzi, anch’io avevo iniziato anni fa. Calvino, Pavese, Pasolini, Sartre, Camus, Faulkner, Mann eccetera. La strada è lunga e faticosa, ma se inizi e di appassioni, il demone del novecento non ti lascia più…
    Buona giornata

    Ps, Hesse non l’ho ancora letto 😉

    • silviazordan · aprile 20, 2012

      Te lo consiglio caldamente.
      Siddharta mi sta risucchiando (superato lo scoglio invalicabile della prefazione a cura di Massimo Mila). Un viaggio travolgente che ha tutto il sapore dell’India.
      Io rimarrò sempre affascinata da questo Paese.

  2. pasric · aprile 21, 2012

    E’ una riflessione molto calzante quella che fai sull’assenza dal mondo. Avendo letto Hesse e un bel po’ di filosofia orientale secondo me hai proprio colto il punto! Forse quello che cerchiamo, la cosiddetta felicità, è proprio una riconciliazione con i tempi del mondo che siamo abituati ad ignorare da quando nasciamo. La consapevolezza dell’essere fuori dal mondo è proprio il primo passo della ricerca 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...