marea balenante


Si abbassa il tono di voce man mano che si alza quello del discorso.

Cala la luce sulla fronte, gli occhi inghiottiti da questa notte. Si scava più a fondo, si parla un po’ meno e il silenzio sa di attesa.

Perché di attesa si tratta, non c’è da raccontarsi bugie. Si alza il volto rannicchiato sulle ginocchia, sento abbassarsi lo sguardo.

Non ti vedo ma ti sto guardando.

Cresce da una macchina una musica di festa e sorrido della bassezza di certa gente. Bassezza di intelletto, intendo.

Tirò su le gambe penzoloni dal muretto, tiro giù dalle caviglie l’orlo dei jeans. Blocco un ciuffo biondo sfuggito al morso.

Dietro il volto in tempesta anche al buio vedo la tua immagine esatta.

Le parole che dilagano dalle nostre bocche hanno lasciato perdere il filo di un qualunque discorso.

Abbassi le difese, sollevi gli occhi su di me.

Occhi riflettono occhi.
Il buio non è così oscuro.

Siamo in piedi. In piedi davanti alla tempesta.

La marea cancellerà questi passi felpati.

Qualcosa d’immensa fuga,
che non se ne va, che graffia dentro,
qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi,
qualcosa che, contro tutto s’infrange, contro tutto, 
come i prigionieri contro le celle!

[P.Neruda]

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