come un’anestesia, come un’abitudine


Il brano è tratto dalla “Saga di Maqroll: il gabbiere” di Alvaro Mutis, scrittore sudamericano del quale De Andrè diventò molto amico. Smisurata preghiera può essere considerata il testamento spirituale di Fabrizio De Andrè nella quale chiede a Dio un po’ di compassione per quelli che come lui viaggiano in direzione ostinata e contraria, che la solitudine se la scelgono da se, unica condizione per dare alla vita una goccia di splendore. Ma la compassione in questo caso è un dovere da parte di Dio poiché questa condizione di solitudine e questo viaggiare in direzione ostinata e contraria portano queste persone a muovere i propri passi tra il vomito dei respinti con un marchio speciale di speciale disperazione. Un atto dovuto quindi, in favore di quelle persone come Faber che hanno trascorso la vita a battersi contro quella maggioranza che troppo spesso dimentica i disobbedienti alle leggi del branco. Non li dimentica invece De Andrè ai quali dedica questo che forse è il brano più intenso della sua carriera perché in fondo è appena giusto che la fortuna li aiuti.
Il testo è diviso in due parti: il soggetto della prima è la maggioranza intenta solo a coltivare l’orribile varietà delle proprie superbie ed è una forte accusa a questa mentre la seconda è la preghiera vera e propria. Molto profonda e intensa risulta questa seconda parte dove il soggetto diventa appunto “smisurata preghiera”. Questa è rivolta per tutti i vari personaggi che hanno popolato per quarant’anni le canzoni di Fabrizio ma tra questi è presente anche qualcuno che ad Aqaba ha curato la lebbra con uno scettro posticcio, seminando figli con improbabili nomi di cantanti di tango. Appena si ascoltano questi versi è facile pensare alla figura di Cristo che fu sempre da lui stesso molto apprezzata nonostante De Andrè non fosse cattolico ( lo definì in una presentazione dell’album “La buona novella” il più grande rivoluzionario di tutti i tempi) ma Cristo non seminò di certo figli con nomi di cantanti di tango, cosa che rimanda a personaggi spagnoli o sudamericani, insomma di cultura spagnola. Ed ecco quindi l’illuminazione: Ernesto Rafael Guevara detto il “Che”, il più popolare tra i marxisti che parteciparono alla rivoluzione cubana. Laureato in medicina infatti Che Guevara aveva fatto tre viaggi intorno al mondo durante i quali aveva curato i malati di lebbra nei paesi più poveri. Non manca quindi il riferimento politico sempre molto caro a Fabrizio soprattutto nel periodo successivo all’uscita dell’album “Storia di un impiegato”. Comunque anche se Dio avrà misericordia di questi uomini ciò rimarrà sempre un’anomalia poiché questi personaggi che viaggiano in direzione ostinata e contraria avranno sempre opposta quella maggioranza intransigente composta da quei benpensanti sempre fedeli alle leggi del branco.

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri,
china e distante sugli elementi del disastro,
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla,
lungo un facile vento
di sazietà, di impunità.
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso,
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta, la maggioranza sta.
Recitando un rosario
di ambizioni meschine,
di millenarie paure,
di inesauribili astuzie,
coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta.
Come una malattia,
come una sfortuna,
come un’anestesia,
come un abitudine.

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità.
Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità.
Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti
alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti.
Come una svista,
come un’anomalia,
come una distrazione,
come un dovere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...