non c’era tempo e valeva la pena di perderci un secolo in più.


Foto di Walter Valentini

L’idea del destino è un pensiero che viene con l’età. Quando si hanno i tuoi anni generalmente non ci si pensa, ogni cosa che accade la si vede come frutto della propria volontà. Ti senti come un operaio che, pietra dopo pietra, costruisce davanti a sé la strada che dovrà percorrere. Soltanto molto più in là ti accorgi che la strada è già fatta, qualcun altro l’ha tracciata per te, e a te non resta che andare avanti. E’ una scoperta che di solito si fa verso i quarant’anni, allora cominci a intuire che le cose non dipendono da te soltanto. E’ un momento pericoloso, durante il quale non è raro scivolare in un fatalismo claustrofobico. Per vedere il destino in tutta la sua realtà devi lasciar passare ancora un po’ di anni. Verso i sessanta, quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c’era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l’hai imboccata senza accorgertene, qualcun’altra non l’avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l’hai fatta, sei tornata indietro invece di andare avanti. Il gioco dell’oca te lo ricordi? la vita procede pressappoco allo stesso modo.

Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle o non viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.

Va’ dove ti porta il cuore,

Susanna Tamaro

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2 comments

  1. loltreuomo · giugno 17, 2012

    Pezzo molto bello e molto vero. Buona domenica

    • silviazordan · giugno 17, 2012

      Credo che il testo de “Le passanti” di de Andrè sia una descrizione magnifica dei rapporti umani, dei passaggi e passaggi che facciamo e subiamo nel corso della vita.
      Oltretutto questo libro di S. Tamaro è una lettura per l’anima. Stupendo.

      Buona settimana.

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