livido tonfo subacqueo dei battiti del cuore


Come al solito credeva che chiudere gli occhi le avrebbe permesso di prendere tempo, di riprendere fiato. Poi li riaprì e vedeva ancora l’onda lunga del mare. Come se nel tempo di un respiro fosse passata di lì una tempesta e questa fosse già la quiete dopo di essa. Camminava convinta di non lasciare tracce dietro sé. La sua mano cadeva fredda sul fianco, senza ostacoli. Poi l’acqua le cinse le ginocchia e le nuvole bianche le riempirono gli occhi. Il bianco si posava su ogni cosa, un foglio mai raggiunto dal colore, un foglio perfetto. Ma vuoto.

L’acqua aveva rallentato i suoi movimenti, ora abbracciava i fianchi. E quel bianco diventava silenzio, senza confini. Era presagio, senza sorpresa perché nulla di variopinto saltava all’occhio. Era attesa.

Ha preso le spalle. Scivola morbida sulla sua pelle, non lascia traccia di sé. Sposta i capelli con la sua dolcezza, conquista lentamente il collo. Chiuse di nuovo gli occhi per non lasciarsi accecare da quella luce. E si voltò.

Il bianco era diventato colore, carne, vita.

E lei lo baciò.

Foto Alessandro Pinna

Chi sa baciarsi il mare (“Lettere d’amore nel frigo”)

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