Diario del movimento del mondo n°3


Dài, raggiungila!

Quando penso che c’è gente che non ha la televisione! Ma come fanno? lo ci starei delle ore. Spengo l’audio
e rimango a guardare. Ed è come se vedessi le cose ai raggi x. In realtà, togliere il suono è un po’ come
togliere la confezione, la bella carta di seta che avvolge una robetta da due euro. Se guardate i servizi del
telegiornale in questo modo, ve ne accorgete subito: le immagini non hanno nessun legame tra loro, l’unica cosa
che le tiene insieme è il commento che spaccia una serie cronologica di immagini per una successione reale di
fatti.
Sì insomma, la tivù mi piace tantissimo. E oggi pomeriggio ho visto un interessante movimento del
mondo: una gara di tuffi. In realtà, diverse gare. Era una retrospettiva sul campionato del mondo di questa
disciplina. C’erano dei tuffi individuali con figure obbligatorie o figure libere, le categorie uomini e donne, ma
più di tutti mi hanno interessato i tuffi a coppie. Oltre all’abilità individuale con un mucchio di avvitamenti,
salti mortali e giravolte, i tuffatori devono essere sincroni. Non più o meno insieme, no: perfettamente
insieme, al millesimo di secondo.
La cosa più divertente è quando i tuffatori hanno due strutture corporee diverse: uno piccolino e tarchiato
accanto a uno alto e filiforme. Viene da dire: dal punto di vista fisico non può funzionare, non possono partire
e arrivare nello stesso momento, e invece ci riescono, pensate un po’. Morale della favola: nell’universo tutto
è compensazione. Quando si è meno veloci, si spinge più forte. In realtà ho trovato del materiale per il mio
Diario nel momento in cui sul trampolino si sono presentate due ragazze cinesi. Due divinità longilinee con
delle trecce nere e lucenti che avrebbero potuto essere gemelle tanto si somigliavano, ma il commentatore ha
tenuto a precisare che non erano nemmeno sorelle. Insomma, sono arrivate sul trampolino, e lì immagino che
tutti abbiano fatto quello che ho fatto io: trattenere il respiro.
Dopo alcuni slanci eleganti, sono saltate. Per i primi microsecondi è stato perfetto. Dentro di me ho provato
la stessa perfezione, pare che sia una storia di “neuroni specchio”: quando guardiamo qualcuno compiere
un’azione, nella nostra testa si attivano gli stessi neuroni attivati da chi compie l’azione, senza che noi facciamo
nulla. Un tuffo acrobatico senza muoversi dal divano, sgranocchiando patatine: è per quello che ci piace
guardare lo sport in tivù. Insomma, le due grazie saltano e la prima fase è una cosa meravigliosa. Poi invece,
l’orrore! All’improvviso sembra che tra di loro ci sia un leggerissimo sfasamento. Tutti a scrutare lo schermo
col cuore in gola: non c’è dubbio, c’è uno sfasamento. Lo so che è assurdo descriverlo così, visto che il salto
non dura più di tre secondi in tutto, ma proprio perché dura solo tre secondi guardi ogni fase come se durasse
un secolo. Ed ecco che salta all’occhio, non si può più far finta di niente: sono sfalsate! Una di loro entrerà
nell’acqua prima dell’altra! È terribile!
Mi sono ritrovata a urlare davanti alla televisione: dài, raggiungila! Raggiungila, forza! Ho provato una
rabbia incredibile verso quella che aveva cincischiato. Sono sprofondata di nuovo nel divano, con il
voltastomaco. Allora, come la mettiamo? È questo il movimento del mondo? Un infimo sfasamento che
rovina per sempre la possibilità della perfezione? Per una buona mezz’ora sono stata di pessimo umore. Poi
all’improvviso mi sono chiesta: ma perché volevo che la raggiungesse a tutti i costi? Perché si sta così male
quando il movimento non è sincrono? Non è molto difficile da capire: tutte queste cose che passano, che ci
sfuggono per un’inezia e che perdiamo per l’eternità… Tutte le parole che avremmo dovuto dire, i gesti che
avremmo dovuto fare, i kairòs folgoranti che un giorno sono apparsi ma che non abbiamo saputo cogliere, e
che sono sprofondati per sempre nel nulla… Lo smacco appena un pelo più in là… Ma soprattutto mi è venuta
un’altra idea, per via dei “neuroni specchio”. Un’idea inquietante, a dire il vero, forse vagamente proustiana (e la cosa mi secca). E se la letteratura fosse una televisione in cui guardiamo per attivare i neuroni specchio
e concederci a buon mercato i brividi dell’azione? E se, peggio ancora, la letteratura fosse una televisione
che ci mostra tutte le occasioni perdute?
Complimenti al movimento del mondo! Poteva essere la perfezione, e invece è un disastro. Dovremmo
viverlo davvero, e invece è sempre un’estasi per interposta persona.
Allora ditemelo voi: perché rimanere in questo mondo?

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