Si taglia il velo e sei dall’altra parte

Angoli amari da addolcire

Chilometri di pelle troppo ruvida

da levigare

mosche malsane da scacciare

dal tuo sorriso.

Hai calato questo velo opaco

senza riflesso è rimasta la mia immagine

ora.

Orfani della tua pelle ruvida

hai lasciato i polpastrelli,

insaziabili nella sete

le labbra

nude.

Ho stretto a lungo le tue mani sotto questo velo

senza che tu ascoltassi l’urlo che si è alzato,

scivolato a stento su quella pelle ruvida.

Dietro questo velo

c’è ancora la donna che attende,

dietro al colore dei suoi occhi

tutto il resto rimane.

Opaco.

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Allontanati. Allontànati.

Io le persone le accudisco, le rivesto di di protezione e amore.

Un amore, lasciatemelo dire, caritatevole.

Un’elemosina di affetto.

Adesso voglio star sola.

[…]

adesso, sì proprio adesso

io voglio finalmente stare sola.

A. Merini

Allontànati

quasi fossi la malaria

che ti ha intriso il cuore.

Allontànati

quasi fossi l’alta tensione

che ti scorre sulle labbra.

Allontànati.

Ci sono notti che non accadono mai.

 

Le mille metamorfosi
le molte primavere perdute
nei giardini del manicomio
adesso io voglio star sola.
Ho concimato due terre
una non ha dato frutto
ma l’altra mi ha dato l’alloro
e con questo cingerò il mio capo di vergine,
che ha chinato il collo sul ceppo
perché io sono una martire
e dopo andrò davanti all’altare
povera di ogni miseria
e mi darò al mio Signore
ma adesso, si proprio adesso
io voglio finalmente stare sola.

L’altra verità. Diario di una diversa

Alda Merini

in un angolo del tuo cuore

 

“Ricordati del nostro patto. Quando morirò, tutto quello che è mio sarà tuo…”

“… eccetto i sogni.”

 

Si sorrisero per l’ultima volta.

 

 

quando vivere diventa un peso.

Corse a chiudere la finestra.
Il temporale era arrivato.

Dal nero delle nubi a quello dell’asfalto si calavano funi di pioggia.

Un lenzuolo appeso si gonfiava di vento, tentando di fermarlo ma ottenendo solo la magra soddisfazione di averlo tenuto in pugno un frammento di secondo.

Un campicello orfano del proprio contadino agitava onde verdi, ora chiare ora scure, ora avanti ora indietro.

L’acqua cadeva su tutto.
E su tutto lasciava un fresco pulito.
Le macchine lucide, le strade spazzate, i passanti inzuppati nei loro maglioni.
Bagnati fino all’anima, bagnati fin dove il calore umano può arrivare.

E il nero del cielo specchiato sull’asfalto investì anche lei. Come inchiostro su carta assorbente.
Un nero di lutto, di tristezza invadente. Un nero di parole scritte o non scritte, dette o non dette.

Sentite o ignorate.

Da quelle nubi affacciarsi a vedere quanto è facile cadere giù.
Ma non farlo, non farlo sul serio.
Passeranno queste funi di pioggia, laveranno questo inchiostro dal cuore, il rimmel slavato.

Pioveva e non capivo il suo cuore di tenebra. Il ticchettio di gocce battenti sulla ringhiera mi assordivano le tempie. E ora aumentano, prorompenti come un ronzio. Sfacciate e inopportune: gettarsi senza reti di salvataggio su questo mondo, sciocchi trapezisti!

Scivolava via l’inchiostro, correndo fuori dalle parole. Inzuppate fin nel loro significato.
Ti si è inzuppato il cuore e non siamo stati pronti a ripararti da questo temporale.

La condizione

Vuoi andare a dormire?

Mettiamoci così, con i cuori accampati, sfollati, senza un riparo.

Mettiamoci lì, come un vestito sfilato, una collant strappata, un rossetto aperto.

Non accendere la luce, lascia abituare i miei occhi al tuo profilo. Le mie mani alla tua pelle.

Guarda i miei occhi da vicino, da così vicino che potresti finirci dentro. Annegarci.

Chiudili al vento che altrimenti piangono. Chiudi gli occhi al vento ché si increspano come le onde.

Un vento senz’aria. Sorsi in apnea prima di affogare nel bicchiere dei miei ‘perché’ zuppi d’acqua.

Sono notti da nascondere sotto una coperta, da cercare la luna alla finestra. O accontentarsi del riflesso.

O accontentarsi di te, luna nel pozzo.

Io che ho lanciato solo sassi per dissolverti. Tu che hai sempre ricomposto i tuoi lisci contorni.

E cado nel tuo letto con il peso di una falena sorpresa dal sole.

Riportami nel vento, riportami aria.