Elogio

Foto di Davide Polato

 

Si incamminò.

Il primo passo fu accolto dal nuovo e annunciato acquazzone. Accompagnò con due dita l’ingranaggio lungo la stecca, fino allo scatto.

Si calò l’ombrello sugli occhi costringendosi lo sguardo. E fu allora che gli specchi le offrirono lo spettacolo di realtà capovolte, persone distorte, cieli umidi e pesanti. Le comparve il trionfo del libero arbitrio. Polpacci snelli e decisi su incerte décolleté, coraggiose ballerine zappettanti vane tra gli specchi, caldi e bicolori stivali inzuppati a metà, la scarpa elegante e lucida più del solito dell’uomo che ciondola crucciato la ventiquattr’ore di pelle beige. Lei, abbracciandosi nel suo cappotto rosso, percorreva con la fantasia l’immagine di quei passi fino a ricostruirne il portamento, la capigliatura, i pensieri nei quali erano assorti.
La musica del negozio di cd in centro le arrivò ovattata, compressa, quasi come se, facendosi spazio tra una goccia e l’altra, giungesse sfinita alle orecchie dei passanti.
Ormai camminava con gli occhi piuttosto che con le scarpe. E la sfilata di camminatori le si scioglieva davanti, facendosi vicina e superandola in uno scatto audace.

Camminò a lungo e non badò a niente se non a tutto ciò che passava.

Con tanti nodi

Assediami.
Non abbassare le difese.
So tradire, correre dal nemico e portare la distruzione alle porte del tuo cuore.

Ho un cuore spietato sotto questa pelle incerta.
Un cuore estremo nell’amore e nell’abbandono.
Non lasciarmi spazio, tempo, aria. Non lasciarmi muovere.
Dissimula te stesso e rimani ancora qui. Il vapore sfuggito alle tue labbra, ai tuoi denti, mi ha intriso il cuore, il sangue, la pelle.

Legami i polsi contro i tuoi.
Rimani ancora qui. Baciami gli occhi, fissami nelle labbra. Non spostarmi i capelli, non ascoltare il ticchettio di questo ordigno.

di Martina Macci

nessuno ci vede

“Forse siamo ancora li
Ma nessuno ci vede
Perché nessuno ha capito il nostro amore.

O forse ci son rimasto solo io lì.”

– Mi girano le scatole, dove sei quando servi???

– Io è dal sogno che ti inseguo

– Io sono sempre ferma.

– Infatti è come il sogno: te sei ferma ma io non ti raggiungo.

– Non so cosa sia meglio. Girare a vuoto o rimanere sempre fermi al solito punto.

[vitavera]

Foto di Manfredi Caracausi

guarda fuori, ma non so cosa vede

Fuori diluvia. Mi sono lasciata. L’ennesima volta. Ma questa volta non riuscivo a respirare. Ho finito il libro. I miei nervi sono a pezzi. Vorrei vomitare l’anima. Vorrei trovare quei per sempre nei mai. Vorrei che riuscisse a capire chi sono. Vorrei salvarlo. Ho detto una grande stronzata. Io non ce la faccio a rinunciare a l’idea di salvarlo. Non adesso. Non ora che aveva salvato me. Qua è a rischio allagamento. Vorrei tanto portasse via tutto questo niente che sento.

Foto di Lilla Conti

– Non rinunciare.

Sarà un ferirti ugualmente: rinunciare o perseverare. I mulini a vento esistono e se con la ragione siamo tutti buoni a negarli, qualcosa dentro più umano della ragione, più viscerale della testa, ci trascina verso battaglie contro i demoni. Demoni che abitano la nostra anima e i nostri ricordi: li riconosciamo nel dolore altrui e li sfidiamo. Una guerriglia, un buttarsi nella mischia fino a non distinguere più i tuoi spettri da quelli altrui.

Non rinunciare.

Sarà un guarirti da te stessa più che un guarirlo dal mondo. È solo guardandoci dentro alle persone che si riconosce la nostra essenza.
Non differisci, poi, così tanto da me. Anche tu ti ammali. Ti ammali di altruismo, ti ammali di persone, di amore.

in un attimo di libertà

 

 

 

Profumo.

Ricordo scivolato via dietro un passante.

 

L’aria affilata di novembre ritaglia uno sprazzo di candore,

un pensiero dolcissimo.

 

Quieta non movere.

 

In nessun altro luogo un uomo si può ritirare

trovando più quiete o libertà

che nella propria anima.

Marco Aurelio, da “Meditazioni Libro IV”

 

Sono anche io al semaforo. Mi infuoca il viso. Ammaliata dal finto caldo che la sua luce sprigiona.

La quiete è uno stato della vita.

 

 

Suona un clacson alle tue spalle, mi scuote da questo tepore. Ricordo la mia meta e riacquisto un passo svelto.

La quiete è uno stato transitorio della vita.

Isola di fiume

 

Come un’onda:
Ritratto, poi sospinto.
Ancora mi abbracci
E ancora mi scacci
Lasci su di me carezze
Fredde della tua presenza.
Lasciami di nuovo
Da lontano,
Raccogli le tue membra
Umide.

Rimango qui,
Palude,
Isola di questo fiume.

Sete di perfezione

La soif d’absolu – Thirst for perfection
Gilbert Garcin

 

A un certo punto una di quelle porte si aprì. Io per un attimo ebbi l’assoluta certezza che lei sarebbe uscita da li, e mi sarebbe passata accanto, senza dire una parola.
L’uomo scosse leggermente il capo.
Però non accadde nulla, perché alla vita manca sempre qualcosa per essere perfetta.

 

Senza sangue, A. Baricco