Elogio


Foto di Davide Polato

 

Si incamminò.

Il primo passo fu accolto dal nuovo e annunciato acquazzone. Accompagnò con due dita l’ingranaggio lungo la stecca, fino allo scatto.

Si calò l’ombrello sugli occhi costringendosi lo sguardo. E fu allora che gli specchi le offrirono lo spettacolo di realtà capovolte, persone distorte, cieli umidi e pesanti. Le comparve il trionfo del libero arbitrio. Polpacci snelli e decisi su incerte décolleté, coraggiose ballerine zappettanti vane tra gli specchi, caldi e bicolori stivali inzuppati a metà, la scarpa elegante e lucida più del solito dell’uomo che ciondola crucciato la ventiquattr’ore di pelle beige. Lei, abbracciandosi nel suo cappotto rosso, percorreva con la fantasia l’immagine di quei passi fino a ricostruirne il portamento, la capigliatura, i pensieri nei quali erano assorti.
La musica del negozio di cd in centro le arrivò ovattata, compressa, quasi come se, facendosi spazio tra una goccia e l’altra, giungesse sfinita alle orecchie dei passanti.
Ormai camminava con gli occhi piuttosto che con le scarpe. E la sfilata di camminatori le si scioglieva davanti, facendosi vicina e superandola in uno scatto audace.

Camminò a lungo e non badò a niente se non a tutto ciò che passava.

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