mi sono seduta, aspettandoti.


 

Mi sono seduta ad aspettarti.
Il sole è calato dietro ai filai, l’amaranto ha ceduto colore alla
vite. Ho sgranato l’uva matura, asciugandomi il rivolo rosso sangue sul mento.
Ho scacciato i corvi che si portavano via gli acini scarni e esangui di novembre.
L’erba alta, ora, nasconde le mie gambe, il sentiero che mi ha portata qui, il nero inverno mi chiude gli occhi.

Mi sono seduta aspettandoti, l’attesa ha affaticato le ginocchia, il
freddo ha punto le guance e le nocche delle mani.

Questo luogo si dimentica di me.
Io, di te.

Questo luogo continua la sua vita nonostante me.
Io, nonostante te.

La mia sedia è ancora lì.
Un altare vuoto, divorato dal tempo.

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