La tua carne buona

Io non amo come l’amore ama.
Uno specchio rotto, un riflesso discontinuo.
Il bacio e lo schiaffo.
La porta,
Poi le mani sul tuo viso.
Lo strappo nel cielo,
Il tarlo nei banchi della chiesa.

Guarda le mani,
Guarda cosa non riesci a trattenere.
Guarda quegli occhi.

Stringere il vento
Abbracciandomi al nulla.
Tre volte nel vuoto,
Inciampando.

Di nuovo fantasmi
E volti conosciuti.

Sottile la voce affila le sue lame

Un cuore docile sul piatto d’argento.
Amore asettico, senza dolore

Pulsa violento,
Soffice muore

Aspettando di nuovo
Il placarsi del vento.
Amandosi infondo
Contando le ore.

 

più che un nascondersi, era un assorbirsi.

e ascolto.
anche quando a parlare è una fotografia, in bianco e nero, ferma, inchiodata.
o un libro aperto nella frenesia delle sue pagine.

e ascolto.
anche quando non c’è più nessuno a parlare, più nessuno a piangere, a cantare.

e ora qui ti ascolto strappare i tuoi mille passati,

ti ascolto sparare in volo ai baci lasciati indietro, annegare le tue stelle cadenti nella luna del pozzo.

ascolto,
quando non si aspettano risposte
quando non si vogliono risposte.

la mia faccia pulita nelle tue mani dolenti,

le miei mani gelate sulle tue labbra frementi.

e ascolto.
ora il battito del cuore si fa cadenzato, languido, sommesso.
Adesso la neve cadrà sul tuo cuore.
Un’altra tramontana sferzerà le tue guance.
Le mie mani saranno già lontane.

appena più in là, ti ascolto.
Fuori da qui.

Foto di Lilla Conti

“La cosa che mi interessava di più era la sensazione che la figura, più che nascondersi da se stessa, fosse assorbita dall’atmosfera, fitta e umida.” (Francesca Woodman)
Foto di Lilla Conti

due volte niente.

Aggràppati ancora.

C’è un’altra giornata di sole da non perdere, da vivere sospesi.

Senza pensare a fermarci.

Senza fermarci a pensare.

 

Un’altra primavera fragile

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Tutto l’inverno senza difese

senza speranze le tue braccia,

protese.

 

Foto di Davide Polato

Foto di Davide Polato

Questo inverno cosa porterà?
Un’altra primavera fragile che non sa come fiorire ancora.

(Respiro, Le Vibrazioni)

 

 

Una mano grande così

“Tu, ascolta, tu… Lo sai di cos’hai bisogno?”

“Di cosa?”

“Hai bisogno di uno con una mano grande così” aveva sentenziato Leah, “e sai perché?”

“Perché?” Ora sarebbe arrivata la spiegazione.

“Uno che se ne sta con la mano alzata, forte, ferma, come la statua della Libertà ma senza quel cono gelato. Solo con la mano aperta, in alto, e allora tu…” Leah sollevò la sua mano squadrata, ruvida, con le unghie rosicchiate e la agitò, come fosse un uccellino in volo, “… tu, da lontano, da qualsiasi punto della terra, vedrai quella mano e saprai che lì potrai posarti e riposare. E’ vero o no?”

[Qualcuno con cui correre, David Grossman]

 

 

Ed era proprio una mano quella che si alzava verso un cielo di piombo, sopra mille capi e mille più pensieri che sbandavano avanti e indietro in questa boccia per pesci nel quale nuotiamo senza perché.

E se una forza minuta aveva fatto spiccare quella mano in aria, come un passerotto, una cieca gravità le crollava addosso come pioggia di sassi.

Eppure stava lì. Alta, tesa, aperta. Sopra a tutti, e soprattutto aperta. Spalancata.

Avresti potuto afferarla e non avrebbe perso la sua fermezza.

Avresti potuto anche combatterla, ti avrebbe resistito, tanto era ferma.

 

Non avrebbe dimenticato quell’immagine, quella mano.

La cerca ancora, nuotando per le vie di questa boccia per pesci.

"Qualcuno con cui correre", David Grossman

“Qualcuno con cui correre”, David Grossman