Un quadro vuoto.


quadro-caduto

 

L’equilibrio di un quadro.

Faccio perno su un foro:
Radicato,
Profondo di anni, secoli.

Sopravvivo qui,
Sospeso, in bilico,
Passivamente avvinghiato alla stabilità altrui.
Irresponsabile e codardo.
Il crollo non mi appartiene,
La rovina, invece,
Soltanto il vetro scalfisce.
E il segno rimane, sulla pelle intonacata:
Segni di un distacco violento e fatale.

Sul foro radicato,
Profondo di anni, secoli
Solo la ferita rimane
di un muro candido da scalcinare,
Di un chiodo fisso da martellare.

Senza forza contemplo il soggiorno delle vostre vite
Giudice silente degli amori sfilati come comparse ai titoli di coda.
Il vetro in frammenti scompone questo scenario.

La forza che l’umana vita vuole attanagliata a questa terra, mi lasci almeno il conforto di questa moquette sulla quale giacere.

Magari un artista da lusingare
E due begli occhi da ammaliare.

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