Fai bei sogni

Fai-bei-sogni

Il palloncino è volato via.
L’ho rincorso per due brevi, intensissime, calde sere di fine febbraio. A naso in su, come per tendere un filo dal mento all’ombelico.
E ora lo guardo diventare un puntino lontano, rosso.
Mentre me ne sto così, le piante dei piedi ben radicate al suolo e le ciglia, gli occhi, i pensieri rivolti in alto, il filo teso, rileggo la dedica in prima pagina.

In fondo la mia vita è la storia dei tentativi che ho fatto di tenere i piedi a terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.

Le stesse parole sono sfiorite sotto le loro dita, lei graffiando ogni pagina quasi una lotta contro il tempo; lui che del tempo non aveva paura, oppure la mascherava abilmente nel carnevale di tutti i giorni, specchiava se stesso in ogni goccia d’inchiostro.

Ed era così che vivevano, due frasi speculari in rilievo nel fondo pagina dello stesso libro.
La paura di sprecarsi, lui, e quella di stringere le dita dell’altro, lei.

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