Gèttati qui.

Caspar David Friedrich , Il naufragio della Speranza

Caspar David Friedrich , Il naufragio della Speranza

E l’uomo perse di colpo il timone della vita, la rotta della speranza.

E i ghiacci inghiottirono le vele candide, gli animi fervidi, le carte sudate.

E quel cielo s’affaccia plumbeo e innocuo sul nostro naufragio quotidiano, àncore ritratte e gettate nelle acque docili del porto.

Non chiederti cos’è quello spillo alla foce degli occhi che punge e ricama un dolore leggero alla fine di un giorno di Scirocco e navi in porto. Quasi che la sua àncora sia rimasta aggrappata al tuo cuore di pietra tagliente fino al giorno in cui qualcuno deciderà di salpare, di richiamare l’àncora a sé fino a graffiarti via la salsedine.
In piedi sulla scogliera sono rimasta, come il faro, a guardare le navi sorgere ed eclissarsi, anni salpare e sparire all’orizzonte. Ma la lanterna è in frantumi, nessuna luce saprà riconoscere i marosi della tempesta dalla calma piatta del porto.

Gèttati qui, gèttati qui anche se l’acqua è profonda e poco limpida.

Raccogli le tue forze e i miei frantumi, riconducimi al porto.

Claudio Parmiggiani, Porto

Claudio Parmiggiani, Porto

Non chiederti cos’è quello spillo alla foce degli occhi che punge e ricama un dolore leggero alla fine di un giorno di Scirocco e navi in porto. Quasi che la sua àncora sia rimasta aggrappata al tuo cuore di pietra tagliente fino al giorno in cui qualcuno deciderà di salpare, di richiamare l’ancora a sé fino a graffiarti via la salsedine.
In piedi sulla scogliera sono rimasta, come un faro a guardare le navi partire e tornare, anni salpare e sparire all’orizzonte. Ma la lanterna è in frantumi, nessuna luce saprà riconoscere i marosi della tempesta dalla calma piatta del porto.

un vento odoroso

Rapolano, il giovedì, indossa la sua veste migliore per coprirsi dal vento insistente che ti insidia i bottoni del cappotto. Rapolano alza il bavero, si annoda la sciarpa al collo e scende in strada, perdendosi tra i suoi passanti, nelle sue stesse vie, tra le sue modeste bancarelle.

L’anziano S. collauda la nuova montatura bifocale sulla tastiera del POS tenendo una conferenza semispecialistica sul proprio intervento di  facoemulsificazione per liberarsi di quella dannata cataratta.

Una signora dell’est ispeziona e palpeggia lana merino rossa srotolandomi matasse di “trucchetti” per una sciarpa a treccia infinita.

Gli abbonati ai tavolini instabili del bar alzano i toni e le braccia all’ennesimo bongioco e qualcuno si accosta a osservarli, come nello schermo cinematografico di una commedia all’italiana. Qualcuno come me.

A Rapolano che sia Quaresima o Carnevale c’è un vento caldo, odoroso di frittura e straordinariamente dolce sulle labbra: a Rapolano ci sono le frittelle a ricordarci che il cuore è goloso di calore e zucchero.

Rapolano Terme