Chi mi porterà in salvo?

I lock my door upon myself

Fernand Khnopff, “I lock my door upon myself”, 1891

Christina G. Rossetti, “Who shall deliver me?” from Poems, 1876:

WHO SHALL DELIVER ME?

God strengthen me to bear myself;
That heaviest weight of all to bear,
Inalienable weight of care.

All others are outside myself;
I lock my door and bar them out
The turmoil, tedium, gad-about.

I lock my door upon myself,
And bar them out; but who shall wall
Self from myself, most loathed of all?

If I could once lay down myself,
And start self-purged upon the race
That all must run ! Death runs apace.

If I could set aside myself,
And start with lightened heart upon
The road by all men overgone!

God harden me against myself,
This coward with pathetic voice
Who craves for ease and rest and joys

Myself, arch-traitor to mysel ;
My hollowest friend, my deadliest foe,
My clog whatever road I go.

Yet One there is can curb myself,
Can roll the strangling load from me
Break off the yoke and set me free

TRADUZIONE

“Dio mi rafforzi nel sostenere me stessa
quel peso da portare, più pesante di ogni altro
un inalienabile fardello di affanni.

Tutti gli altri sono lontani da me,
chiudo a chiave la porta e li sprango fuori
l’inquietudine, il tedio, l’inedia.

Chiudo a chiave la porta su me stessa,
e li sbarro fuori. ma chi si proteggerà
da me, più odiata tra tutti?

Potessi un giorno abbandonare me stessa
e cominciare a purificarmi nella corsa
che tutti devono correre! La morte viaggia veloce.

Potessi mettermi da parte
e intraprendere con cuore alleggerito
quella strada che tutti gli uomini percorrono.

Dio mi rafforzi contro me stessa
questa codarda con voce patetica
che implora quiete, riposo e felicità.

Me stessa, traditrice di me stessa,
mia falsissima amica, la nemica più mortale,
mio fardello, qualsiasi strada io percorra.

Ma c’è Qualcuno che possa trattenermi,
far rotolare via da me il soffocante peso
distruggere il giogo e liberarmi.”

Annunci

Gèttati qui.

Caspar David Friedrich , Il naufragio della Speranza

Caspar David Friedrich , Il naufragio della Speranza

E l’uomo perse di colpo il timone della vita, la rotta della speranza.

E i ghiacci inghiottirono le vele candide, gli animi fervidi, le carte sudate.

E quel cielo s’affaccia plumbeo e innocuo sul nostro naufragio quotidiano, àncore ritratte e gettate nelle acque docili del porto.

Non chiederti cos’è quello spillo alla foce degli occhi che punge e ricama un dolore leggero alla fine di un giorno di Scirocco e navi in porto. Quasi che la sua àncora sia rimasta aggrappata al tuo cuore di pietra tagliente fino al giorno in cui qualcuno deciderà di salpare, di richiamare l’àncora a sé fino a graffiarti via la salsedine.
In piedi sulla scogliera sono rimasta, come il faro, a guardare le navi sorgere ed eclissarsi, anni salpare e sparire all’orizzonte. Ma la lanterna è in frantumi, nessuna luce saprà riconoscere i marosi della tempesta dalla calma piatta del porto.

Gèttati qui, gèttati qui anche se l’acqua è profonda e poco limpida.

Raccogli le tue forze e i miei frantumi, riconducimi al porto.

Claudio Parmiggiani, Porto

Claudio Parmiggiani, Porto

Non chiederti cos’è quello spillo alla foce degli occhi che punge e ricama un dolore leggero alla fine di un giorno di Scirocco e navi in porto. Quasi che la sua àncora sia rimasta aggrappata al tuo cuore di pietra tagliente fino al giorno in cui qualcuno deciderà di salpare, di richiamare l’ancora a sé fino a graffiarti via la salsedine.
In piedi sulla scogliera sono rimasta, come un faro a guardare le navi partire e tornare, anni salpare e sparire all’orizzonte. Ma la lanterna è in frantumi, nessuna luce saprà riconoscere i marosi della tempesta dalla calma piatta del porto.

Dormiente

Constantin Brâncuși

Constantin Brâncuși

Notte coi sogni sotto il cuscino. Soffocati.

Ché per dormire bene, ché per sognare bene servono occhi attenti,
un bacio tra i tuoi denti,
la promessa che non menti.

occhi pieni, occhi vuoti

Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

Se non fossero così pochi i gradi ghiacciati sui parabrezza,
una sambuca con ghiaccio uscirei ad offrirtela.

Se non farneticassero queste luci natalizie,
un film da vedere al buio lo noleggerei.

Se non avessi avuto quel pranzo che era quasi un po’ cena,
un piatto caldo di lavastoviglie te lo cucinerei.

Se non fosse per la gatta che dorme sul cuscino,
un divano giallo e comodo per parlare stanotte ce lo avrei.

Se non fosse domenica, se non fosse quasi il Natale dei panettoni e delle persone sullo stomaco, se non fosse questa presunta santità incartata di rosso e oro, se non fosse per la mia pigra solitudine,

allora, forse, ti amerei.

nella città puoi passare attraverso le pareti

nella città puoi parlare ai vetri

 nella città puoi far finta di essere senza cuore

nella città ti mostrano i denti con grandi sorrisi

tu mi avvisi

quando si può uscire”

Il rossetto

Lipstick, Frantisek Kupka

Lipstick, Frantisek Kupka

E passi il rossetto su quel carattere freddo che hai.

Dipingi su tela le tue labbra rosse

e pare che anche il cuore

rafforzi il suo eco.

Mi hai guardata a lungo

I tuoi occhi sono tornati da un paese arbitrario
Dove nessuno ha mai saputo che cos’è uno sguardo
Né ha conosciuto la bellezza degli occhi quella delle pietre
La bellezza delle gocce d’acqua e delle perle in uno scrigno

Paul Eluard

"Ritratto di Dedie", Modigliani

“Ritratto di Dedie”, Modigliani

La dipendenza

Createvi una dipendenza e vivete così.

Che sia la nuova serie americana, l’uomo che non avrete mai o le slot del bar sotto casa.

Lasciatevi pervadere da quel senso di pienezza che ne consegue.

Lasciatevi scorrere via dalle dita la corrente del mondo mentre abbandonate ogni idea di mondo.

Disperatevi allora.

Piangete le notti e poltrite di giorno.

"Morte e vita", Gustav Klimt

“Morte e vita”, Gustav Klimt

Il mare cancella, di notte.

Ho messo via i cappotti e i pugni stretti nelle tasche sfondate.

Ho rispolverato certi pensieri che custodivo dietro a scaffali di parole, li ho sfogliati, richiusi e sistemati.

Altri li ho scagliati forte contro il muro, hanno perso delle pagine, quadrifogli secchi senza più fortuna.

Oggi ho portato qui i miei pugni chiusi, i libri strappati, i quadrifogli sgualciti.

Oggi, su questa spiaggia, ho lasciato che le onde mi riportassero te.

Ti ho dato tutto di me.

Ora prendi quello che mi resta di te.

Anna Bjerger

“Forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano.”
Oceano mare, Alessandro Baricco

Invece di una lettera

Picasso-nudo-blu

Il fumo del tabacco ha roso l’aria.
La stanza
è un capitolo dell’inferno di Kruchenych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta
accarezzai freneticamente le tue mani.
Oggi, ecco, sei seduta,
il cuore rivestito di ferro.
Ancora un giorno,
e mi scaccerai,
forse maledicendomi.
Nella buia anticamera, la mano, rotta dal tremito,
a lungo non saprà infilarsi nella manica.
Poi uscirò di corsa,
e lancerò il mio corpo per la strada.
Fuggito da tutti,
folle diventerò,
consunto dalla disperazione.
Ma non è necessario tutto questo;
cara,
dolce,
diciamoci adesso addio.
Il mio amore,
peso così schiacciante ancora,
ti grava sopra
lo stesso,
dovunque tu fugga.
Lasciami sfogare in un ultimo grido
l’amarezza degli offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
se ne va
ad adagiarsi sulle fredde acque.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c’è mare,
e dal tuo amore neanche col pianto puoi impetrare tregua.
Se l’elefante sfinito cerca pace,
si stende regalmente sulla sabbia arroventata.
Ma, al di fuori del tuo amore,
per me
non c’è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se così tua avessi ridotto un poeta,
lui
avrebbe lasciato la sua amata per la gloria e il denaro
ma per me
non un solo
suono è di festa
oltre a quello del tuo amato nome.
Non mi butterò nella tromba delle scale,
non ingoierò veleno,
non saprò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama di nessun coltello.
Domani dimenticherai
che ti ho incoronato,
che l’anima in fiore ho incenerito con l’amore,
e lo scatenato carnevale dei giorni irrequieti
socompiglierà le pagine dei miei libri
Potranno mai le foglie secche delle mie parole
trattenerti un momento
per aspirare avidamente?
Ma lascia almeno
ch’io lastrichi con un’ultima tenerezza
il tuo passo che s’allontana.

Vladimir Majakovskij

senza più spine

Laura Makabresku

 

 

Rose galleggiavano sui suoi fianchi

acqua lungo le spalle,

dentro i capelli.

 

Labbra baciavano i suoi occhi

mani bagnavano quel viso.

 

E di nuovo rose annegavano sotto i suoi passi

e baci fiorivano sopra la pelle.

La tua carne buona

Io non amo come l’amore ama.
Uno specchio rotto, un riflesso discontinuo.
Il bacio e lo schiaffo.
La porta,
Poi le mani sul tuo viso.
Lo strappo nel cielo,
Il tarlo nei banchi della chiesa.

Guarda le mani,
Guarda cosa non riesci a trattenere.
Guarda quegli occhi.

Stringere il vento
Abbracciandomi al nulla.
Tre volte nel vuoto,
Inciampando.

Di nuovo fantasmi
E volti conosciuti.

Sottile la voce affila le sue lame

Un cuore docile sul piatto d’argento.
Amore asettico, senza dolore

Pulsa violento,
Soffice muore

Aspettando di nuovo
Il placarsi del vento.
Amandosi infondo
Contando le ore.