“Troppo silenzio abbiam sprecato per paura di tacere, avessimo parlato meno oggi sapremmo cosa dire”

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

 

Ti strapperò la carta da parati dalla schiena.

 

occhi pieni, occhi vuoti

Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

Se non fossero così pochi i gradi ghiacciati sui parabrezza,
una sambuca con ghiaccio uscirei ad offrirtela.

Se non farneticassero queste luci natalizie,
un film da vedere al buio lo noleggerei.

Se non avessi avuto quel pranzo che era quasi un po’ cena,
un piatto caldo di lavastoviglie te lo cucinerei.

Se non fosse per la gatta che dorme sul cuscino,
un divano giallo e comodo per parlare stanotte ce lo avrei.

Se non fosse domenica, se non fosse quasi il Natale dei panettoni e delle persone sullo stomaco, se non fosse questa presunta santità incartata di rosso e oro, se non fosse per la mia pigra solitudine,

allora, forse, ti amerei.

nella città puoi passare attraverso le pareti

nella città puoi parlare ai vetri

 nella città puoi far finta di essere senza cuore

nella città ti mostrano i denti con grandi sorrisi

tu mi avvisi

quando si può uscire”

Carne da accarezzare

villa gallipoli

 

Alcuni temporali

passano silenziosi,

ristagnano qui,

lividi e ingordi.

Portano via i bambini dal bagnasciuga

e adesso,

sono già altrove.

Alcuni temporali

passano così,

mentre corri a cercare riparo.

Passano così,

senza sciacquare la salsedine dalle spalle,

la sabbia dalle ginocchia.

Temporali che sfilano muti

senza neppure sfiorare l’asfalto.

il cervello non è altro che le viscere del cuore

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

L’uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, – un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto. Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione. Io amo gli uomini del grande disprezzo, perché essi sono anche gli uomini della grande venerazione e frecce che anelano all’altra riva. Io amo coloro che non aspettano di trovare una ragione dietro le stelle per tramontare e offrirsi in sacrificio: bensì si sacrificano alla terra, perché un giorno la terra sia del superuomo.

Io amo colui che vive per la conoscenza e vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo. E così egli vuole il proprio tramonto. Io amo colui che lavora e inventa, per costruire la casa al superuomo, e gli prepara la terra, l’animale e la pianta: giacché così egli vuole il proprio tramonto. Io amo colui che ama la sua virtù: giacché virtù è volontà di tramontare e una freccia anelante. […]

Io amo colui l’anima del quale trabocca da fargli dimenticare se stesso, e tutte le cose sono dentro di lui: tutte le cose divengono così il suo tramonto. Io amo colui che è di spirito libero e di libero cuore: il suo cervello, in tal modo, non è altro che le viscere del cuore, ma il suo cuore lo spinge a tramontare. Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, cadenti una a una dall’oscura nube incombente sugli uomini: essi preannunciano il fulmine e come messaggeri periscono. Ecco, io sono un messaggero del fulmine e una goccia greve cadente dalla nube: ma il fulmine si chiama superuomo. […]

 

PONTS SUSPENDUS Evento XIV al Site Transitoire di Jean-Paul Philippe

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http://www.jeanpaulphilippe.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=128&Itemid=13

Un’altra primavera fragile

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Tutto l’inverno senza difese

senza speranze le tue braccia,

protese.

 

Foto di Davide Polato

Foto di Davide Polato

Questo inverno cosa porterà?
Un’altra primavera fragile che non sa come fiorire ancora.

(Respiro, Le Vibrazioni)

 

 

Stelle nelle tasche più non ho

Mia Martini

 

Cantero’ – se vuoi – ma non credermi
Stelle nelle tasche piu’ non ho
E tu – non sai – volare piu’ – piu’ – piu’ in alto
Nel viso della sera che nasce
Sulla spiaggia coi falo’

Cantero’ – per noi – che non siamo piu’
piu’ forti – di quel po’ – di gioventu’
Che sta – bruciando dentro e poi – finira’
Nel viso della sera che nasce
Sulla spiaggia coi falo’

Dimmi che vuoi – che puoi – darmi felicita’
E sotto – la mia pelle nascera’
Per te un dolce fiume che – cantera’
La mia speranza d’esser donna
E la tua bocca poi lo berra’

Dimmi che il posto mio non sto per perderlo
Dentro la mia fiaccola tu sei
Ma se – non sai bruciare piu’ – resta ancora
Insieme canteremo e legnia
Porteremo al nostro falo’

Dimmi che vuoi – che puoi – darmi felicita’
Apri le tue braccia e se ne andra’
La mia tristezza finalmente sara’ un esplosione
Di stelle cadenti sopra i fuochi gia’ spenti dei falo’
Sole no! Non puoi – piu’ mandarci via
Rosso stai salendo sempre piu’
Lui sta dormendo il mare sa’ – quanto amore
Mi ha dato e mi dara’ rubando il viso di una sera

leggeri senza un cognome

Vivere la vita è una cosa veramente grossa
C’è tutto il mondo tra la culla e la fossa
Sei partito da un piccolo porto
Dove la sete era tanta e il fiasco era corto
E adesso vivi….
Perché non avrei niente di meglio da fare
finchè non sarai morto
La vita è la più grande ubriacatura
Mentre stai bevendo intorno a te tutto gira
E incontri un sacco di gente
Ma quando passerà non ti ricorderai più niente
Ma non avere paura, qualcun’ altro si ricorderà di te
Ma la questione è…Perché???
Perché ha qualcosa che gli hai regalato
Oppure avevi un debito…e non l’hai pagato???
Non c’è cosa peggiore del talento sprecato
Non c’è cosa più triste di una padre che non ha amato…

Vivere la vita è come fare un grosso girotondo
C’è il momento di stare sù e quello di cadere giù nel fondo
E allora avrai paura
Perché a quella notte non eri pronto
Al mattino ti rialzerai sulle tue gambe
E sarai l’uomo più forte del mondo
Lei si truccava forte per nascondere un dolore
Lui si infilava le dita in gola….per vedere se veramente aveva un cuore
Poi quello che non aveva fatto la società l’ha fatto l’amore…
Guardali adesso come camminano leggeri senza un cognome….

Puoi cambiare camicia se ne hai voglia
E se hai fiducia puoi cambiare scarpe…
Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada
E cambiando strada puoi cambiare idee
E con le idee puoi cambiare il mondo…
Ma il mondo non cambia spesso
Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso
Eccoti sulla tua barchetta di giornale che sfidi le onde della radiotelevisione
Eccoti lungo la statale…che dai un bel pugno a uno sfruttatore
Eccoti nel tuo monolocale… che scrivi una canzone
Eccoti in guerra nel deserto che stai per disertare
E ora…eccoti sul letto che non ti vuoi più alzare…
E ti lamenti dei Governi e della crisi generale…

Posso dirti una cosa da bambino?
Esci di casa! Sorridi! Respira forte!
Sei vivo! Cretino.

 

 

 

 

Questa canzone mi commuove ogni volta. Sarà la voce di questo bambino, sarà la semplicità del suo messaggio, sarà che ancora dobbiamo ricevere consigli dai bambini per capire noi stessi. 

Radici

Radici

 

Radici.
Pulizie di primavera.
Tende sole balcone.

[La casa è come un punto di memoria,
le tue radici danno la saggezza
e proprio questa è forse la risposta
e provi un grande senso di dolcezza]

 

C’erano pareti altissime e io guardavo il cielo

Sempre ferma ad aspettarti.

Un passo più avanti di te.

Spalle fuori asse, collo avviluppato fin sopra i miei pensieri.

Dietro porte aperte, dentro stanze affollate, sopra strade trafficate.

 

Con una scusa, una piccola bugia. Sempre ferma.

Come se tutto passasse dalla feritoia di queste assi di legno ammuffito.

Come se il passato fosse ispirazione, o solo marciume.

Ricordo, o solo dubbio.

 

Sempre ferma ad aspettarti in questa casa senza tetto dove i pensieri continuano a salire.

Dentro quattro mattoni diroccati dove i passi non fanno altro che rincorrersi.

C’è un movimento verso te, come se dovessi alzare i talloni per riafferrare il filo.

 

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

 

 

 

L’amore sacro e l’amor profano

l'amore sacro e l'amor profano

 

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

Sarebbe Bello Non Lasciarsi Mai Ma Abbandonarsi Ogni Tanto E’ Utile

 

Io odio immensamente le ferrovie dello stato
perchè è li che ci diciamo addio quattro volte al mese
e le tue scarpe rosse da sedicenne alcolizzato
che inciampano nelle valigie e nei biglietti troppo cari
Ah sarebbe bello non lasciarsi mai
ma abbandonarsi ogni tanto è utile
o necessario alla sopravvivenza di
animali in estinzione come noi
Io odio immensamente i giardini comunali
Perché è li che ti ho visto scegliere per la prima volta
Tra le statue e le panchine di un inverno educato
C’èra solo una ragazza con la giacca di sua madre
sarebbe bello non lasciarsi mai
ma abbandonarsi ogni tanto è utile
o necessario alla sopravvivenza di animali
in estinzione come noi.

e tutto quello che voglio da te è illegale
niente che si può cercare che si può trovare
in questa parte di universo disponibile
niente che si può comprare con i soldi di mio
padre
ah sarebbe bello non lasciarsi mai
ma abbandonarsi ogni tanto è utile
o necessario alla sopravvivenza di animali
in estinzione come noi
che non siamo gli alber,i non siamo gli alberi
non si amo gli alberi che stanno fermi li

e tutto quello che voglio da te è illegale
niente che si può cercare che si può trovare
in questa parte di universo disponibile
niente che si può comprare con i soldi di mio
padre.

in un attimo di libertà

 

 

 

Profumo.

Ricordo scivolato via dietro un passante.

 

L’aria affilata di novembre ritaglia uno sprazzo di candore,

un pensiero dolcissimo.