L’ingresso

Nessuna parata,
La banda tace,
Le campane non hanno suonato.

La sposa è entrata senza fare rumore,
Gli invitati stupiti l’aspettavano sul sagrato coi visi rosa e gli occhi accesi.

La navata silenziosa non la vide.

La sposa è entrata con il vestito tra le mani e i piedi scalzi. Solo lo sposo la riconobbe. 
L’attesa non l’aveva scalfito, il fiore all’occhiello era un bocciolo per la sua amata. E lei arrivò per lasciarsi amare, entrò defilata per rimanere, una colonna di quella navata silenziosa.

Ah, come si aspetta il tempo che non sappiamo riempire e come ci sfugge quello che non vorremmo lasciare!

Nessuna parata,
La banda tace,
Le campane non hanno suonato.

Gli sposi sono andati via senza fare rumore, sussurando una canzone d’amore. 

Lui le aveva aperto una porta, gli occhi, un mondo e lei entrò.
Nessun invitato era previsto, solo un ingresso imprevisto.

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Lovers, Laura Makabresku

Gèttati qui.

Caspar David Friedrich , Il naufragio della Speranza

Caspar David Friedrich , Il naufragio della Speranza

E l’uomo perse di colpo il timone della vita, la rotta della speranza.

E i ghiacci inghiottirono le vele candide, gli animi fervidi, le carte sudate.

E quel cielo s’affaccia plumbeo e innocuo sul nostro naufragio quotidiano, àncore ritratte e gettate nelle acque docili del porto.

Non chiederti cos’è quello spillo alla foce degli occhi che punge e ricama un dolore leggero alla fine di un giorno di Scirocco e navi in porto. Quasi che la sua àncora sia rimasta aggrappata al tuo cuore di pietra tagliente fino al giorno in cui qualcuno deciderà di salpare, di richiamare l’àncora a sé fino a graffiarti via la salsedine.
In piedi sulla scogliera sono rimasta, come il faro, a guardare le navi sorgere ed eclissarsi, anni salpare e sparire all’orizzonte. Ma la lanterna è in frantumi, nessuna luce saprà riconoscere i marosi della tempesta dalla calma piatta del porto.

Gèttati qui, gèttati qui anche se l’acqua è profonda e poco limpida.

Raccogli le tue forze e i miei frantumi, riconducimi al porto.

Claudio Parmiggiani, Porto

Claudio Parmiggiani, Porto

Non chiederti cos’è quello spillo alla foce degli occhi che punge e ricama un dolore leggero alla fine di un giorno di Scirocco e navi in porto. Quasi che la sua àncora sia rimasta aggrappata al tuo cuore di pietra tagliente fino al giorno in cui qualcuno deciderà di salpare, di richiamare l’ancora a sé fino a graffiarti via la salsedine.
In piedi sulla scogliera sono rimasta, come un faro a guardare le navi partire e tornare, anni salpare e sparire all’orizzonte. Ma la lanterna è in frantumi, nessuna luce saprà riconoscere i marosi della tempesta dalla calma piatta del porto.

Dormiente

Constantin Brâncuși

Constantin Brâncuși

Notte coi sogni sotto il cuscino. Soffocati.

Ché per dormire bene, ché per sognare bene servono occhi attenti,
un bacio tra i tuoi denti,
la promessa che non menti.

occhi pieni, occhi vuoti

Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

Se non fossero così pochi i gradi ghiacciati sui parabrezza,
una sambuca con ghiaccio uscirei ad offrirtela.

Se non farneticassero queste luci natalizie,
un film da vedere al buio lo noleggerei.

Se non avessi avuto quel pranzo che era quasi un po’ cena,
un piatto caldo di lavastoviglie te lo cucinerei.

Se non fosse per la gatta che dorme sul cuscino,
un divano giallo e comodo per parlare stanotte ce lo avrei.

Se non fosse domenica, se non fosse quasi il Natale dei panettoni e delle persone sullo stomaco, se non fosse questa presunta santità incartata di rosso e oro, se non fosse per la mia pigra solitudine,

allora, forse, ti amerei.

nella città puoi passare attraverso le pareti

nella città puoi parlare ai vetri

 nella città puoi far finta di essere senza cuore

nella città ti mostrano i denti con grandi sorrisi

tu mi avvisi

quando si può uscire”

Il rossetto

Lipstick, Frantisek Kupka

Lipstick, Frantisek Kupka

E passi il rossetto su quel carattere freddo che hai.

Dipingi su tela le tue labbra rosse

e pare che anche il cuore

rafforzi il suo eco.

La mia finestra murata

Finestra murata

 

Mi hai chiusa dentro o fuori?

 

L’aria manca, qui.

La luce comincia a morire.

I mattoni  intorno al tuo cuore,

al tuo pensiero,

ai tuoi occhi

hanno lasciato questo posto inospitale.

Mi affaccio a questa finestra murata

senza nulla da guardare

né tu

né io.

 

Mi affaccio a questa finestra murata:

mi hai chiusa fuori o dentro?

 

 

Alle stazioni senza fermata, ai viaggiatori senza bagaglio a mano, ai ceppi senza più chiome.

Agli inverni e i biglietti scaduti, al vento forte e i cappotti bagnati, al giornale di ieri e i ritardi.

Alla voce registrata e i volti dietro le sciarpe, a quello che non vedo.

Alla mia finestra murata.

Monumento

Un gomitolo di scapole

e vertebre

e capelli castani.

Si srotola in un inerpicarsi di grano

e nebbia

e vestiti leggeri.

Abbracciata a un pugno di ossa,

spogliata di tutti i ritagli.

Monumento alla memoria di sé.

Quattro costole 

pugnalate nel fianco,

tre nodi di spina dorsale.

E un solo, pesante,

capo ricurvo.

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

Mi hai guardata a lungo

I tuoi occhi sono tornati da un paese arbitrario
Dove nessuno ha mai saputo che cos’è uno sguardo
Né ha conosciuto la bellezza degli occhi quella delle pietre
La bellezza delle gocce d’acqua e delle perle in uno scrigno

Paul Eluard

"Ritratto di Dedie", Modigliani

“Ritratto di Dedie”, Modigliani

La dipendenza

Createvi una dipendenza e vivete così.

Che sia la nuova serie americana, l’uomo che non avrete mai o le slot del bar sotto casa.

Lasciatevi pervadere da quel senso di pienezza che ne consegue.

Lasciatevi scorrere via dalle dita la corrente del mondo mentre abbandonate ogni idea di mondo.

Disperatevi allora.

Piangete le notti e poltrite di giorno.

"Morte e vita", Gustav Klimt

“Morte e vita”, Gustav Klimt

nulla due volte

Nulla due volte accade

Né accadrà. Per tal ragione

Nasciamo senza esperienza,

moriamo senza assuefazione.

 

Anche agli alunni più ottusi

Della scuola del pianeta

Di ripeter non è dato

Le stagioni del passato.

 

Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.

 

Ieri, quando il tuo nome

Qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.

 

Oggi che stiamo insieme,

ho rivolto gli occhi altrove.

Una rosa? Ma cos’è?

Forse pietra, o forse fiore?

 

Perché tu, ora malvagia,

dài paura e incertezza?

Ci sei – perciò devi passare.

Passerai – e in ciò sta la bellezza.

 

Cercheremo un’armonia,

sorridenti, fra le braccia,

anche se siamo diversi

come due gocce d’acqua.

 

Wislawa Szymborska

wislawa szymborska

Carne da accarezzare

villa gallipoli

 

Alcuni temporali

passano silenziosi,

ristagnano qui,

lividi e ingordi.

Portano via i bambini dal bagnasciuga

e adesso,

sono già altrove.

Alcuni temporali

passano così,

mentre corri a cercare riparo.

Passano così,

senza sciacquare la salsedine dalle spalle,

la sabbia dalle ginocchia.

Temporali che sfilano muti

senza neppure sfiorare l’asfalto.

Il mare cancella, di notte.

Ho messo via i cappotti e i pugni stretti nelle tasche sfondate.

Ho rispolverato certi pensieri che custodivo dietro a scaffali di parole, li ho sfogliati, richiusi e sistemati.

Altri li ho scagliati forte contro il muro, hanno perso delle pagine, quadrifogli secchi senza più fortuna.

Oggi ho portato qui i miei pugni chiusi, i libri strappati, i quadrifogli sgualciti.

Oggi, su questa spiaggia, ho lasciato che le onde mi riportassero te.

Ti ho dato tutto di me.

Ora prendi quello che mi resta di te.

Anna Bjerger

“Forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano.”
Oceano mare, Alessandro Baricco