Ti do le stesse possibilità di neve al centro dell’inferno, ti va?

Foto di Maria Santoro

Foto di Maria Santoro

Le cadde lo sguardo su quello che rimaneva del suo riflesso:
un labbro dal carattere forte e due ciocche di capelli scomposte.

L’aria pesante e bagnata aveva lasciato qua e là specchi limpidi, colpiti da un chiarore insolito.

La luna, al suo posto, faceva bella mostra di sé a dispetto di Orione e Cassiopea.

In quell’istante le saltò in mente un desiderio. Senza stelle cadenti, senza notti di San Lorenzo, senza occasione. Non aveva mai creduto ai desideri. Ma le piaceva il cielo. Le piaceva pensare, sotto quel cielo.
E camminare, eccome se le piaceva.

Era una notte da lupi, da solitari, da abbandonati.
Il motore grugnì, allontanandosi.
Lei raccolse le sue braccia vuote e i frammenti di sé da una pozzanghera.

Lampadine a intermittenza si accesero poco distante.
La luna, al suo posto, si eclissò.

Non so chi sono, che anima ho

Ci sarebbe moltissimo da scrivere. Di quanto siamo simili, di quanto ci emozionino le stesse piccole cose.

Una canzone alla radio, un verso di poesia. Ci sarebbe da chiedersi se l’essere umano, in fondo, non sia solo uno stampo che continua a generare se stesso. Immutabile.

Ci sarebbe bisogno di ascoltarsi un po’ di più, di guardarsi un po’ di più. E tutto ciò riesco a riempirlo scrivendo.

Scrivere è necessario. Vivere non è necessario.

Risulta spesso un buon metodo. Non è un rinunciare a vivere, è semplicemente rilassarsi, scoprirsi. E alla fine di ogni filosofia, elucubrazione, paranoia c’è solo lo scoprirsi sempre più stampi.

Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.

E spesso questi abissi finiscono per amarsi, o anzi, amarsi sarebbe troppo semplice. Semplicemente finiscono per non finire mai. Assurdo. Dal profondo dei due estremi, dalla distanza all’inverosimilmente vicino, dal troppo parlare ai silenzi pesati, adatti, necessari. Si finisce coll’essere uno continuazione dell’altra. Si finisce col perdersi, coll’annullare tutto quello che eravamo stati fino a quel momento. Si finisce nello scompiglio. Un dolce disordine, come i capelli spettinati.

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l’idea che ci facciamo di qualcuno. È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell’amore. Nell’amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell’amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un’idea nostra. 

 Si finisce col mentirsi.

Mentire alle mani, al cuore, ai reni. Si finisce, e basta.

Concentrazione, concentrato, nemmeno fosse l’esploso di una bottiglia di pomodoro. Rosso. Alla mente arriva la recente impressione di una tela rivista che amo molto. E’ la “Vestizione della Sposa” di Max Ernst, surrealista, illusionista, una visione che assorbe nel mantello di piume rosse della sposa, sensuale donna la cui testa si coglie nel solo scintillio di un occhio, sotto la maschera di un gufo. Il dipinto è elegante e ricco di particolari, contrapposti ad elementi fantastici e mostruosi come la figura in basso con quattro seni. Seno esposto anche nella figura femminile a destra, quasi una custode della sposa, la cui chioma è tale grazie ad una tecnica di decalcomania.
Ma la sposa. E’ il quadro ed è “il quadro nel quadro”, la vediamo come macchia di colore tra antiche rovine da cui emerge un corpo, stabile come le rovine medesime, e la ritroviamo imponente e dominante nella scena, una “Leda e il cigno” che diventa simbolo ed “urlo” di se stessa.
Una fantasia erotica ed una meditazione sulla creatività. Nell’immagine di una sposa abbigliata per il giorno in cui diventa dama della casa, eppure immagine di se stessa.

così ho rifatto il letto al meglio

così ho rifatto il letto al meglio sai

La sicurezza ha un ventre tenero
ma è un demonio steso fra di noi
ti manca e quindi puoi non crederlo
ma io non mi sentivo libero

e non è dolce essere unici
ma se hai un proiettile ti libero
gli errori veri son più forti poi
quando fan finta di esser morti lo sai

copriti bene se ti senti fredda
hai la pressione bassa nell’anima
com’è strano il sapore
che riesco a sentire
male di miele

e la grandezza della mia morale
è proporzionale al mio successo
così ho rifatto il letto al meglio sai
che sembra non ci abbiam dormito mai

copriti bene se ti senti fredda
hai la pressione bassa nell’anima
com’è strano il sapore
che riesco a sentire
male di miele

ti do le stesse possibilità
di neve al centro dell’inferno, ti va?
male di miele

Male di miele,

Afterhours

Mio sovversivo amore

Lui è qua, falsità come, radioattività
Che mentre c’è da osare
Uccide lo spettacolo carnale
E l’anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo

Che io m’accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione

Forse se, forse se, porta ad esitare
Io vengo dall’errore, uno solo
Del tutto inadatto al volo
E anche se vedo il buio, così chiaramente
Io penso la bugia affascinante

E non mi accorgo che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione

Lui è qua, lui è qua come, radioattività
Che mentre c’è da osare,
Uccide lo spettacolo carnale
Cinque pianeti, tutti nel tuo segno
Il fallimento è un grembo e io ti attendo

Mentre ti scordi che puoi respirare
Che sono il sovversivo
Tuo sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione