La tua carne buona

Io non amo come l’amore ama.
Uno specchio rotto, un riflesso discontinuo.
Il bacio e lo schiaffo.
La porta,
Poi le mani sul tuo viso.
Lo strappo nel cielo,
Il tarlo nei banchi della chiesa.

Guarda le mani,
Guarda cosa non riesci a trattenere.
Guarda quegli occhi.

Stringere il vento
Abbracciandomi al nulla.
Tre volte nel vuoto,
Inciampando.

Di nuovo fantasmi
E volti conosciuti.

Sottile la voce affila le sue lame

Un cuore docile sul piatto d’argento.
Amore asettico, senza dolore

Pulsa violento,
Soffice muore

Aspettando di nuovo
Il placarsi del vento.
Amandosi infondo
Contando le ore.

 

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L’amore sacro e l’amor profano

l'amore sacro e l'amor profano

 

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

Con tanti nodi

Assediami.
Non abbassare le difese.
So tradire, correre dal nemico e portare la distruzione alle porte del tuo cuore.

Ho un cuore spietato sotto questa pelle incerta.
Un cuore estremo nell’amore e nell’abbandono.
Non lasciarmi spazio, tempo, aria. Non lasciarmi muovere.
Dissimula te stesso e rimani ancora qui. Il vapore sfuggito alle tue labbra, ai tuoi denti, mi ha intriso il cuore, il sangue, la pelle.

Legami i polsi contro i tuoi.
Rimani ancora qui. Baciami gli occhi, fissami nelle labbra. Non spostarmi i capelli, non ascoltare il ticchettio di questo ordigno.

di Martina Macci

Dipende da te.

 

Un uomo, intenditore di arte moderna, si trovava un giorno a visitare una mostra.
Un quadro catturò particolarmente la sua attenzione.
Raffigurava un cuore. Un cuore con una porta all’interno.
Soggetto banale, indubbiamente. Si fermò ad osservarlo turbato da un piccolo particolare che non riusciva a comprendere.

Rimase a lungo davanti all’opera: un cuore e una porta. La porta del cuore.
Non riuscendo a penetrare a fondo il significato di quel quadro, l’uomo fece in modo di incontrare l’autore.
Una volta trovato chiese all’uomo perché la porta bella e massiccia che spiccava al centro del cuore non avesse la maniglia.

L’artista lo guardò.

“Si ricordi: la porta del cuore ha la serratura dall’interno. Gli altri possono bussare ma siamo noi a decidere a chi aprire.”

Ecco la mia verità

Rose calpestava

Rose calpestava nel suo delirio
e il corpo bianco che amava.
Ad ogni lividura più mi prostravo,
oh singhiozzo invano di creatura.
Rose calpestava,
s’abbatteva il pugno
e folle lo sputo
sulla fronte che adorava.
Feroce il suo male
più di tutto il mio martirio.
Ma, or che son fuggita,
ch’io muoia, muoia del suo male.

[Ho bisogno di essere necessaria ad un’altra creatura per vivere.

Ecco la mia verità]

Sibilla Aleramo