Con tanti nodi

Assediami.
Non abbassare le difese.
So tradire, correre dal nemico e portare la distruzione alle porte del tuo cuore.

Ho un cuore spietato sotto questa pelle incerta.
Un cuore estremo nell’amore e nell’abbandono.
Non lasciarmi spazio, tempo, aria. Non lasciarmi muovere.
Dissimula te stesso e rimani ancora qui. Il vapore sfuggito alle tue labbra, ai tuoi denti, mi ha intriso il cuore, il sangue, la pelle.

Legami i polsi contro i tuoi.
Rimani ancora qui. Baciami gli occhi, fissami nelle labbra. Non spostarmi i capelli, non ascoltare il ticchettio di questo ordigno.

di Martina Macci

in un attimo di libertà

 

 

 

Profumo.

Ricordo scivolato via dietro un passante.

 

L’aria affilata di novembre ritaglia uno sprazzo di candore,

un pensiero dolcissimo.

 

La condizione

Vuoi andare a dormire?

Mettiamoci così, con i cuori accampati, sfollati, senza un riparo.

Mettiamoci lì, come un vestito sfilato, una collant strappata, un rossetto aperto.

Non accendere la luce, lascia abituare i miei occhi al tuo profilo. Le mie mani alla tua pelle.

Guarda i miei occhi da vicino, da così vicino che potresti finirci dentro. Annegarci.

Chiudili al vento che altrimenti piangono. Chiudi gli occhi al vento ché si increspano come le onde.

Un vento senz’aria. Sorsi in apnea prima di affogare nel bicchiere dei miei ‘perché’ zuppi d’acqua.

Sono notti da nascondere sotto una coperta, da cercare la luna alla finestra. O accontentarsi del riflesso.

O accontentarsi di te, luna nel pozzo.

Io che ho lanciato solo sassi per dissolverti. Tu che hai sempre ricomposto i tuoi lisci contorni.

E cado nel tuo letto con il peso di una falena sorpresa dal sole.

Riportami nel vento, riportami aria.

a riveder le stelle.

Scrivo due righe per fermare su carta le emozioni di questi otto giorni.

Come se inciso qui sopra niente potesse sbiadirsi, niente potesse essere dimenticato. Ma molto più di queste mie parole nei ricordi di ognuno di noi rimarranno le nostre risate, i piccoli scontri per l’arbitraggio, gli abbracci dopo la vittoria e lo spirito di rivalsa dopo le sconfitte.

Non lascerò andare i vostri sguardi assonnati la mattina, la vostra fame di vita (e non solo!), i vostri momenti di paura, gli occhi umidi di lacrime.

Sono partita per questo campeggio con le mille domande, lo smarrimento e il timore di mettermi in gioco che a volte assalgono una ventenne. Voi siete partiti col cuore aperto, con le aspettative più alte che potessero esserci; siete partiti con la leggerezza della vostra età.

Vi ho riscoperto come piume per uno stesso paio di ali. Nella vostra leggerezza avete risollevato tutti noi animatori. Ci avete donato una nuova serenità, quella che troppo spesso, crescendo, si rischia di lasciare per strada.

“Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. E’ davvero così. In ognuno di voi abbiamo visto l’angolo di cielo che tutti portano nel cuore e che ci rende simili ad angeli. Il vivere insieme questa settimana ha creato una famiglia allargata, un sentimento che difficilmente sbiadirà. Ogni volta che vi guarderò nelle mille e mille foto  o a giocare al parco, ogni volta che uno di voi sentirà ancora la voglia di avvicinarsi a noi animatori “vecchietti” ci permetterà di aprire un po’ di più le ali e lasciare che il cuore si alleggerisca delle preoccupazioni e delle paure.

Vi saluto ricordando una frase di uno di voi. “Guarda il cielo, ora ci sono più stelle di prima.” Probabilmente chi l’ha pronunciata non se la ricorderà neppure, ma per me è stato il significato di questa esperienza con voi. Non rimanete mai con lo sguardo fisso a terra, puntate al cielo. Oggi è nuvoloso, ma verrà un giorno dove ci saranno più stelle di prima.

Grazie a ognuno di voi.

non te la caverai con poco

non te la caverai con poco

non te la caverai
senza farti vedere gli occhi
da uno bravo
non te la caverai
con dedizione quanto basta
risate quanto basta
sorprese quanto basta
respiri appena appena
non te la caverai
senza passare in farmacia
oppure lasciando a casa
gli abbracci
e il contagocce del piacere

non te la caverai al risparmio
né in frettasenza gonfiare il canotto
né i palloncini necessari
senza fare scoppiare le bolle
senza alzare il culo dalla poltrona
di fronte allo spettacolo
l’aria succhiata
a misurare
l’autoguarigione
che non succede
le cellule lerce
che si mangiano
la radice
la radice
che si fa comprare
con poco

non te la caverai da fermo
né col navigatore
col vestito da sera
tutto il giorno
tutto il giorno
a sentire che qualcun altro
fa le domande per te

non te la caverai senza favole
o con i baci rifiutati
i letti separati
smettendo di arrossire
senza avere fatto vedere i tuoi posti
senza avere fatto vedere.

Luciano Ligabue.