Ti do le stesse possibilità di neve al centro dell’inferno, ti va?

Foto di Maria Santoro

Foto di Maria Santoro

Le cadde lo sguardo su quello che rimaneva del suo riflesso:
un labbro dal carattere forte e due ciocche di capelli scomposte.

L’aria pesante e bagnata aveva lasciato qua e là specchi limpidi, colpiti da un chiarore insolito.

La luna, al suo posto, faceva bella mostra di sé a dispetto di Orione e Cassiopea.

In quell’istante le saltò in mente un desiderio. Senza stelle cadenti, senza notti di San Lorenzo, senza occasione. Non aveva mai creduto ai desideri. Ma le piaceva il cielo. Le piaceva pensare, sotto quel cielo.
E camminare, eccome se le piaceva.

Era una notte da lupi, da solitari, da abbandonati.
Il motore grugnì, allontanandosi.
Lei raccolse le sue braccia vuote e i frammenti di sé da una pozzanghera.

Lampadine a intermittenza si accesero poco distante.
La luna, al suo posto, si eclissò.

Elogio

Foto di Davide Polato

 

Si incamminò.

Il primo passo fu accolto dal nuovo e annunciato acquazzone. Accompagnò con due dita l’ingranaggio lungo la stecca, fino allo scatto.

Si calò l’ombrello sugli occhi costringendosi lo sguardo. E fu allora che gli specchi le offrirono lo spettacolo di realtà capovolte, persone distorte, cieli umidi e pesanti. Le comparve il trionfo del libero arbitrio. Polpacci snelli e decisi su incerte décolleté, coraggiose ballerine zappettanti vane tra gli specchi, caldi e bicolori stivali inzuppati a metà, la scarpa elegante e lucida più del solito dell’uomo che ciondola crucciato la ventiquattr’ore di pelle beige. Lei, abbracciandosi nel suo cappotto rosso, percorreva con la fantasia l’immagine di quei passi fino a ricostruirne il portamento, la capigliatura, i pensieri nei quali erano assorti.
La musica del negozio di cd in centro le arrivò ovattata, compressa, quasi come se, facendosi spazio tra una goccia e l’altra, giungesse sfinita alle orecchie dei passanti.
Ormai camminava con gli occhi piuttosto che con le scarpe. E la sfilata di camminatori le si scioglieva davanti, facendosi vicina e superandola in uno scatto audace.

Camminò a lungo e non badò a niente se non a tutto ciò che passava.

Camminare è la regola

Non è importante la strada che abbiamo scelto. L’importante è camminare. Camminare è la regola.

”Dobbiamo abituarci all’idea: ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica.” (James Dean)

Abbiamo vissuto uno di fianco all’altro tutta la giovinezza, ti hanno dato compiti e scadenze per metà della tua esistenza, era consigliabile non sgarrrare, tirare dritti. Tirare avanti. Era ammesso di tanto in tanto sbandare, ma l’andare fuori corsia non era possibile, avevano posto materassi per attutire i colpi. Un circuito di gomma piuma, insomma.

Ora è un flipper.

Uscito a gran velocità dalla corsia di lancio. La spinta che avevi accumulato sono aspettative, speranze, progetti, curiosità, sfide. Le hai costruite pazientemente nel lungo e diritto cammino. Pallina impazzita, bombardata.

“Perché a vent’ anni è tutto ancora intero, perché a vent’ anni è tutto chi lo sa.” (Francesco Guccini)

E’ il tempo di scegliere. E’ il periodo di costruirti, di mettere un mattone sull’altro. E’ un periodo ipotetico.

Non è importante l’altezza. L’importante è che la struttura sia solida. Dovrà contenere il coraggio e la paura, le vittorie e le delusioni, le certezze e le mancanze. L’importante è che la struttura sia solida, non rigida. Dovrà adattarsi ai cambiamenti, cambiare spesso umore, cambiare spesso idea. Piegarsi man mano che ti avvicini al cielo, man mano che ne riempi le forme. L’importante è la struttura. Non potrai rinnegarla, ci saranno aggiustamenti in corso d’opera, ci saranno deviazioni ma non sarà permessa la sua rovina. Non una pallina cadrà dalla sua sommità, saranno bolle di sapone. Solo verso l’alto.

Non accaparratevi la terra, amici! Non costruite in estensione. In metri quadri misureranno il vostro appartamento per apporvi una tassa. Conquistatevi il cielo! Come alberi: radici radicate a terra e rami aperti verso il cielo. E’ la struttura che conta.

“Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali!” (Grancesco Guccini)

“and taught her young
The only thing she’s need to carry on”

Se, camminando, ti imbattessi in me, parlami di te.



Camminando si apprende la vita

camminando si conoscono le cose

camminando si sanano le ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella

ascoltando una voce

seguendo le orme di altri passi.

Cammina cercando la vita

curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.



Rubén Blades