Un’altra primavera fragile

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Tutto l’inverno senza difese

senza speranze le tue braccia,

protese.

 

Foto di Davide Polato

Foto di Davide Polato

Questo inverno cosa porterà?
Un’altra primavera fragile che non sa come fiorire ancora.

(Respiro, Le Vibrazioni)

 

 

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Elogio

Foto di Davide Polato

 

Si incamminò.

Il primo passo fu accolto dal nuovo e annunciato acquazzone. Accompagnò con due dita l’ingranaggio lungo la stecca, fino allo scatto.

Si calò l’ombrello sugli occhi costringendosi lo sguardo. E fu allora che gli specchi le offrirono lo spettacolo di realtà capovolte, persone distorte, cieli umidi e pesanti. Le comparve il trionfo del libero arbitrio. Polpacci snelli e decisi su incerte décolleté, coraggiose ballerine zappettanti vane tra gli specchi, caldi e bicolori stivali inzuppati a metà, la scarpa elegante e lucida più del solito dell’uomo che ciondola crucciato la ventiquattr’ore di pelle beige. Lei, abbracciandosi nel suo cappotto rosso, percorreva con la fantasia l’immagine di quei passi fino a ricostruirne il portamento, la capigliatura, i pensieri nei quali erano assorti.
La musica del negozio di cd in centro le arrivò ovattata, compressa, quasi come se, facendosi spazio tra una goccia e l’altra, giungesse sfinita alle orecchie dei passanti.
Ormai camminava con gli occhi piuttosto che con le scarpe. E la sfilata di camminatori le si scioglieva davanti, facendosi vicina e superandola in uno scatto audace.

Camminò a lungo e non badò a niente se non a tutto ciò che passava.

Si taglia il velo e sei dall’altra parte

Angoli amari da addolcire

Chilometri di pelle troppo ruvida

da levigare

mosche malsane da scacciare

dal tuo sorriso.

Hai calato questo velo opaco

senza riflesso è rimasta la mia immagine

ora.

Orfani della tua pelle ruvida

hai lasciato i polpastrelli,

insaziabili nella sete

le labbra

nude.

Ho stretto a lungo le tue mani sotto questo velo

senza che tu ascoltassi l’urlo che si è alzato,

scivolato a stento su quella pelle ruvida.

Dietro questo velo

c’è ancora la donna che attende,

dietro al colore dei suoi occhi

tutto il resto rimane.

Opaco.

Manca proprio l’equilibrio.

Foto di Davide Polato

“All’inizio credevo che fosse un fatto mio, personale. Ero un po’preoccupato. Poi guardandomi più attentamente in giro mi sono accorto che la gente non è perfettamente in asse. Sono tutti un po’ traballanti. Tutto un’umanità che dondola, sbanda, slitta, cerca di stare in piedi in qualsiasi modo. Riuscire a stare in piedi su un terreno instabile,insicuro, non è cosa facile. Ma dopo un po’ ce la si fa. Certo non si può pretendere che uno concentrato com’è per stare in piedi possa occuparsi degli altri, del mondo. Insomma, possa pensare. Nooo. Ma a parte questo, la gente non ci fa neanche molto caso. Ma sì, l’uomo si abitua a tutto. Ognuno c’ha il suo traballio: chi a destra, chi a sinistra… il centro non c’è più.”

Signor G.

Γνώθι σ ‘αυτόν (conosci te stesso)

Foto di Davide Polato

Ma tutta questa supposta intelligenza non portava da nessuna parte, non ero capace, chessò, di partire per un grande viaggio, di studiare in profondità qualcosa.

Va’ dove ti porta il cuore,

Susanna Tamaro

Edificio pubblico, Ludwigshafen, Germania.