Ci sono notti che non accadono mai.

 

Le mille metamorfosi
le molte primavere perdute
nei giardini del manicomio
adesso io voglio star sola.
Ho concimato due terre
una non ha dato frutto
ma l’altra mi ha dato l’alloro
e con questo cingerò il mio capo di vergine,
che ha chinato il collo sul ceppo
perché io sono una martire
e dopo andrò davanti all’altare
povera di ogni miseria
e mi darò al mio Signore
ma adesso, si proprio adesso
io voglio finalmente stare sola.

L’altra verità. Diario di una diversa

Alda Merini

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Sono leggere dentro. Dentro.

C’è un attimo di silenzio nella testa delle donne. Un attimo di silenzio posto fra i mille pensieri che passan loro nella testa mentre si preparano e i i tanti volti e le tante voci che incontreranno quando usciranno di casa. In quell’attimo, sono ancora più belle.

gentile attesa

Dopo ogni guerra

c’è chi deve ripulire.

In fondo un po’ d’ordine

da solo non si fa.

Wisława Szymborska

Riesco a vedere il pavimento, ho raccolto gli abiti, le coperte, i fogli di giornale, i libri, le sciarpe.

Riesco di nuovo a far scorrere le dita sulle mattonelle granulose. Sono ancora giallo ocra. Un pessimo colore, sempre odiato. Ma mi rincuora: almeno loro non sono cambiate. Pensa, da quanto tempo non vedevano il soffitto sopra di loro. Esattamente sopra.

Tanto per cominciare parlo di disordine. Anche nel senso più basso del termine, perché no? Non un disordine catastrofico come lo dipinge tua madre, un rimestio di oggetti vari. Un sottosopra. Sottosopra. Uno scambiare il soffitto col pavimento, terra con cielo. Veder sbiadire il confine del mondo all’orizzonte. Sottosopra. Capovolgere, travisare, non comprendere, trasformare. Come Kandiskij che una sera, rientrando nel suo studio, nota un suo quadro, seminascosto in una zona d’ombra. Avvicinatosi per guardarlo meglio, si accorge che la tela era capovolta: quello che lo aveva impressionato non era la scena rappresentata, ma la disposizione dei colori e delle linee e i loro rapporti. Sottosopra. Sconvolto, turbato, alla rovescia. Tendenza umana a deformare la personale visione del mondo fino a lasciare ogni contatto con l’originale. Lento processo di costruzione, di assemblaggio. Ritagli di riflessione, pennellate larghe di compassione, collage di scuse e giustificazioni. Alle prese con una cera malleabile, accondiscendente e molle. Passiva. Insaziabile demiurgo della vita altrui. Nelle notti si accumulano gli scarti sul pavimento, i giorni a seguire si affacciano a origliare il mio arrabattare.

Ho così affogato il mio disordine nell’ordine delle cose. Ho curato le increspature della stoffa, l’inchiostro sbavato delle pagine. Ho tirato un filo, tessuto ragnatele come ancore di salvezza.

Mi sono gentilmente accomodata all’ultima estremità del filo e ho atteso il tuo egoismo.

Amor[al]e

 

“Il tragico sta appunto nel fatto che io, donna alla massima potenza, ho fatto della mia vita il capolavoro che un uomo avrebbe fatto con la poesia.”

[Rosetta Martellini]