non negoziate mai le vostre passioni

i "cattivi consigli" di George Steiner

 

Che cosa possiamo dire oggi ai nostri studenti, ai nostri giovani? I buoni consigli sono gratuiti, i cattivi consigli sono i più importanti. Quali sono allora i cattivi consigli che possiamo dare? Primo consiglio: non negoziate mai le vostre passioni.

Ci sono uomini e donne che dicono: «Voglio consacrare la mia vita ad uno studio altamente specializzato…» per esempio allo studio di un manoscritto del decimo secolo o alla ceramica cinese della dinastia Sung. Il mondo è pieno di miserie e di fame, di bisogni e d’orrori e certo un’intenzione del genere può apparire insostenibile sia socialmente, che economicamente, che politicamente. Tuttavia vi dico: non si può negoziare una passione. Perché se si comincia a negoziare ci si perde nel compromesso. Avere una vocazione, una passione, è una felicità pericolosa ma senza fine; è la più grande fortuna che si possa avere al mondo. Il grande artista, il grande atleta, e anche noi che non siamo artisti, conosciamo questa sete d’assoluto, la sete che ci divora.

Molti esseri umani non hanno mai conosciuto un anno di felicità, che è già molto in una vita. Io dico ai miei dottorandi: vivete quattro o cinque anni della vostra passione. Questo nessuno potrà togliervelo. E se dopo le cose andassero male e bisognasse fare l’avvocato o il bancario, gran Dio! avrete beneficiato di quattro o cinque anni di felicità. Saranno sempre vostri. Il primo consiglio perciò è: vivete le vostre passioni. Un altro cattivo consiglio è molto più leggero: imparare a memoria, notte e giorno, non con il cervello ma con il cuore, par coeur, come si dice sia in francese che in inglese che in tedesco. Imparare con il cuore è fondamentale perché così sarete ricchi, ricchi, ricchi. Sarete come una nave piena di tesori. Nessuno vi può togliere ciò che conoscete a memoria, nessuno.

La grande cultura russa è sopravvissuta con la memoria. Esisteva all’epoca di Breznev (non era come l’epoca di Stalin, ma era brutta lo stesso) una giovane donna professoressa di letteratura romantica inglese in un’università di provincia del Kazakistan che era stata imprigionata per un nulla, per colpa di una denuncia, una delazione totalmente falsa. Questa donna fu messa in una cella senza luce, senza carta, senza matita, senza niente per tre anni. Ma conosceva a memoria il Don Giovanni di Byron, e questo è un dettaglio molto interessante. In Russia il Don Giovanni ha un posto molto più importante che in Inghilterra, è quasi un poema nazionale russo, è quasi un altro Puskin. Orbene questa giovane donna lo conosceva a memoria. Credo che sia composto di 40.000 versi. Lei lo tradusse a memoria, al buio. Come nell’originale lo tradusse in ottava rima, la rima di Byron. Diventò cieca e quando la liberarono dettò la sua traduzione completa che adesso è un capolavoro in Russia. Quell’essere umano è più potente di tutte le nazioni e di tutti gli Stati del mondo. Contro un essere così, né fascismo, né stalinismo, né il mercantilismo brutale di un capitalismo in agonia possono nulla, nulla contro un essere così. E’ l’onnipotenza della speranza, è l’onnipotenza dell’anima umana mentre attorno a noi la scolarità e l’educazione universitaria sono diventate amnesia organizzata. Nessuna data viene più ricordata, nessuna opera, nessun nome, nessuna citazione della Bibbia, neanche fra i miei migliori studenti di Cambridge o di Harvard. Una volta in Inghilterra si conosceva una buona parte della Bibbia a memoria. Allora giovani, ascoltate! Forse mi giorno avrete brutti periodi da passare, ma quello che sapete a memoria vi renderà molto, molto felici e molto, molto forti». Ho acquisito la convinzione che l’oblio delle Lettere, delle Scienze umane, il dimenticare corrisponde al suicidio. E’ questo il vero suicidio. Creiamo generazioni vuote, totalmente vuote in cui tutto può entrare, tutto, proprio tutto: il kitsch, la barbarie, l’indifferenza poiché essi sono vuoti. Se c’è qualcosa dentro di noi è qualcosa che ci aiuterà molto. Se è così  noi professori dovremo di nuovo essere fieri della nostra professione. Bisogna di nuovo essere orgogliosi.

Dio conferisce a pochi il talento per l’alta matematica e a pochissimi la capacità della concettualizzazione in Fisica moderna. Pochi sono quelli che riescono a fare un ragionamento biogenetico in profondità. In questi campi gli studenti vengono duramente selezionati. Noi umanisti invece chiediamo sempre di meno. Lentamente il greco muore, poi toccherà al latino ed oggi i nostri giovani leggono dei paperbacks tradotti. E li chiamano letteratura. Noi umanisti abbiamo detto a tutti: venite, venite, è tutto semplice, non vi scoraggeremo.

Esercitiamo una professione meravigliosa, pericolosa, socialmente molto difficile in questo periodo, ma che contiene una lezione di felicità e di umiltà. Puskin ha detto: «Io, Puskin ho scritto “La Lettera”. Voi signori professori, critici, editori, siete i postini, soltanto i postini». La differenza è enonne, lo riconosco, però l’accetto: io, George Steiner, sono un postino, ma che felicita poter mettere le lettere nella buca giusta. La nostra fortuna e proprio li.

 

La Stampa,

10 dicembre 1998

Questa è una vera fregatura

La generazione del “non disturbare“.
La sedia va alzata per non disturbare i vicini del piano di sotto e anche ora che vivo al piano terra non la trascino.
“Vuoi un caffè?” ” Solo se lo fai per te”, non disturbare, non essere d’intralcio. Mantieniti discreto, quasi fare pandan con la tappezzeria. Abbassa il volume della musica che c’è chi dorme.
Non ammetterei mai che non sopporto il fumo di sigaretta nei capelli, o che la bistecca è troppo poco cotta, il taglio di capelli lontano anni luce da quello desiderato.
Non è nemmeno una forma di passività nei confronti degli altri o della vita quanto, piuttosto, una innata inclinazione all’autosufficienza, un farsi bastare quello che si riceve.
E lo trovo squisito.
Un’educata moderazione che, ahimé, si sta perdendo nella sfacciata esagerazione attuale, nei toni arroganti, nella sbadata incuranza.

Ai miei figli dirò di allontanare la sedia per alzarsi e di rispondere “no, grazie”, insegnerò loro il “pronto, buonasera. Cercavo …” e il “s’accomodi pure”.

Tiriamo giù dagli scaffali queste espressioni accantonate e rispolveriamole: il vocabolario tornerà a splendere di quella squisita educazione.

Ma ai miei figli non insegnerò quest’arte in amore.

“Nella vita ho sempre avuto paura di essere di peso, di essere una scocciatura.” [Esco a fare due passi]

Sono rimasta per ore nel silenzio quando l’egoismo di quell’uomo mi si parava freddo davanti, ma non ho mai disturbato. Ho rinunciato alla mia libertà di parola per la sua libertà di abitudini. Non ho mai circoscritto la sua indole vulcanica e infantile, anche quando mi costringeva la gola fino a soffocare.
Persino quando se n’è andato non sono stata d’impiccio, ho agevolato il servizio.

In punta di piedi verso l’uscita.

Questa è una vera fregatura.

Essere buoni perché amati

Forse la cosa decisiva è che i figli imparino ad essere buoni. A scoprire e a coltivare la bontà d’animo che hanno in dotazione nel programma originale e si sforzino di attenuare la forza dei loro difetti. Questi infatti rappresentano delle disposizioni emotive che rendono difficile e a volte impossibile voler bene a qualcuno e accorgersi di essere amati.
Forse il vero capitale su cui puntare è la bontà d’animo, in parte già data e in parte da conquistare. Perchè è su questo terreno che si gioca la partita della realizzazione personale. Eppure per un’insufficienza in inglese la famiglia si allarma, si mobilita, è disposta ad affrontare spese. Se il figlio è egoista, pensa solo al suo tornaconto e non si sfoza di amare non suona nessun allarme. Anzi, meglio così – dice il papà –  nella vita non si farà mettere i piedi in testa da nessuno. E la mamma: così non soffrirà l’insicurezza che ho sofferto io.
Infatti è menefreghista, pretende, pensa solo per sè e usa gli altri per il suo tornaconto. Non ci sarebbe molto di cui essere contenti ma tutti trovano la cosa normale. L’importante è che sia autonomo e che a scuola vada bene. Che ne sarà di lui se nell’adolescenza metterà il sigillo della giustizia alle tendenze egoistiche del suo carattere accuratamente coltivate in nome della sua affermazione personale? Legittimerà i suoi lati peggiori e non proverà la voglia e il gusto di diventare una persona migliore. Migliore perchè buona.
[Osvaldo Poli]