due volte niente.

Aggràppati ancora.

C’è un’altra giornata di sole da non perdere, da vivere sospesi.

Senza pensare a fermarci.

Senza fermarci a pensare.

 

C’erano pareti altissime e io guardavo il cielo

Sempre ferma ad aspettarti.

Un passo più avanti di te.

Spalle fuori asse, collo avviluppato fin sopra i miei pensieri.

Dietro porte aperte, dentro stanze affollate, sopra strade trafficate.

 

Con una scusa, una piccola bugia. Sempre ferma.

Come se tutto passasse dalla feritoia di queste assi di legno ammuffito.

Come se il passato fosse ispirazione, o solo marciume.

Ricordo, o solo dubbio.

 

Sempre ferma ad aspettarti in questa casa senza tetto dove i pensieri continuano a salire.

Dentro quattro mattoni diroccati dove i passi non fanno altro che rincorrersi.

C’è un movimento verso te, come se dovessi alzare i talloni per riafferrare il filo.

 

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

 

 

 

Elogio

Foto di Davide Polato

 

Si incamminò.

Il primo passo fu accolto dal nuovo e annunciato acquazzone. Accompagnò con due dita l’ingranaggio lungo la stecca, fino allo scatto.

Si calò l’ombrello sugli occhi costringendosi lo sguardo. E fu allora che gli specchi le offrirono lo spettacolo di realtà capovolte, persone distorte, cieli umidi e pesanti. Le comparve il trionfo del libero arbitrio. Polpacci snelli e decisi su incerte décolleté, coraggiose ballerine zappettanti vane tra gli specchi, caldi e bicolori stivali inzuppati a metà, la scarpa elegante e lucida più del solito dell’uomo che ciondola crucciato la ventiquattr’ore di pelle beige. Lei, abbracciandosi nel suo cappotto rosso, percorreva con la fantasia l’immagine di quei passi fino a ricostruirne il portamento, la capigliatura, i pensieri nei quali erano assorti.
La musica del negozio di cd in centro le arrivò ovattata, compressa, quasi come se, facendosi spazio tra una goccia e l’altra, giungesse sfinita alle orecchie dei passanti.
Ormai camminava con gli occhi piuttosto che con le scarpe. E la sfilata di camminatori le si scioglieva davanti, facendosi vicina e superandola in uno scatto audace.

Camminò a lungo e non badò a niente se non a tutto ciò che passava.

nel reparto intoccabili

"Molino del dimenticare"

Cose che dimentico è un brano musicale scritto da Cristiano De André (musica) e dal padre Fabrizio (testo) ed interpretato dallo stesso Cristiano, pubblicato come singolo nel 1994.
Il brano, fu presentato al Festival italiano 1994 ma rifiutato. Successivamente fu inserito nell’album Sul confine del 1995, è dedicato ad un amico di famiglia di Fabrizio, malato di AIDS.
Una versione inedita della canzone, registrata in duetto da Cristiano e Fabrizio durante l’ultima tourneè di quest’ultimo, è stata inserita nel cofanetto In direzione ostinata e contraria del 2005.
Cristiano ha riproposto il brano nel tour 2009-2010 De Andrè canta De Andrè e lo ha scelto come singolo promozionale del secondo volume dell’omonimo cd dal vivo.

C’è un amore nella sabbia
un amore che vorrei
un amore che non cerco
perché poi lo perderei

C’è un amore alla finestra
tra le stelle e il marciapiede
non é in cerca di promesse
e ti da quello che chiede

Cose che dimentico
cose che dimentico
sono cose che dimentico

C’è un amore che si incendia
quando appena lo conosci
un’ identica fortuna
da gridare a due voci

C’è un termometro dei cuore
che non rispettiamo mai
un avviso di dolore
un sentiero in mezzo ai guai

Cose che dimentico
sono cose che dimentico

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme
perché non cerca più e non chiede
perché non crede più e non dorme

Qui nel girone invisibili
per un capriccio del cielo
viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo
il gelo
e tutti ne sentiamo il gelo

C’è un amore che ci stringe
e quando stringe ci fa male
un amore avanti e indietro
da una bolgia di ospedale

Un amore che mi ha chiesto
un dolore uguale al mio
a un amore così intero
non vorrei mai dire addio

Cose che dimentico
sono cose che dimentico

Qui nel reparto intoccabili
dove la vita ci sembra enorme
perché non cerca più e non chiede
perché non crede più e non dorme
non dorme

Qui nel girone invisibili
per un capriccio dei cielo
viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo, il gelo

Viviamo come destini
e tutti ne sentiamo il gelo, il gelo

Sono cose che dimentico
sono cose che dimentico
cose che dimentico
sono cose che dimentico.

Cose che dimentico,

Fabrizio e Cristiano de Andrè