Monumento

Un gomitolo di scapole

e vertebre

e capelli castani.

Si srotola in un inerpicarsi di grano

e nebbia

e vestiti leggeri.

Abbracciata a un pugno di ossa,

spogliata di tutti i ritagli.

Monumento alla memoria di sé.

Quattro costole 

pugnalate nel fianco,

tre nodi di spina dorsale.

E un solo, pesante,

capo ricurvo.

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

più che un nascondersi, era un assorbirsi.

e ascolto.
anche quando a parlare è una fotografia, in bianco e nero, ferma, inchiodata.
o un libro aperto nella frenesia delle sue pagine.

e ascolto.
anche quando non c’è più nessuno a parlare, più nessuno a piangere, a cantare.

e ora qui ti ascolto strappare i tuoi mille passati,

ti ascolto sparare in volo ai baci lasciati indietro, annegare le tue stelle cadenti nella luna del pozzo.

ascolto,
quando non si aspettano risposte
quando non si vogliono risposte.

la mia faccia pulita nelle tue mani dolenti,

le miei mani gelate sulle tue labbra frementi.

e ascolto.
ora il battito del cuore si fa cadenzato, languido, sommesso.
Adesso la neve cadrà sul tuo cuore.
Un’altra tramontana sferzerà le tue guance.
Le mie mani saranno già lontane.

appena più in là, ti ascolto.
Fuori da qui.

Foto di Lilla Conti

“La cosa che mi interessava di più era la sensazione che la figura, più che nascondersi da se stessa, fosse assorbita dall’atmosfera, fitta e umida.” (Francesca Woodman)
Foto di Lilla Conti

Camminerebbe tutta la notte chi è in piedi da una vita

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

Forse inizia, forse finisce.

Forse sei solo passato per un sentiero già percorso. Ne riconosco le orme.

Forse esistono intervalli di questo vorticare che tornano.

Tornano come le date sul calendario, come i giri infiniti di una trottola, le tracce di un vinile.

E quando tornano li vedi. E li fermi.

Non cambierai disposizione ai quadri in camera, non cancellerai quel numero di telefono, la dedica in copertina.

Quando quegli intervalli tornano, tutto coincide. E qualcosa si incastra per la prima volta.

Serviranno altri giri a vuoto, altri valzer di trottole, altre centrifughe.

Ad ogni ciclo ci sarà più ordine.

C’è una valigia sulla porta d’entrata.

La televisione illumina silenziosa la superficie del tavolo.

Foglio accartocciato, centrotavola stirato.

Un letto da rifare per chi stanotte non dormirà.

Un lampione spento per il viandante sulla panchina.

Chi è sempre partito ha deciso di restare.

Camminerebbe tutta la notte chi è in piedi da una vita.

C’è una valigia alla porta d’entrata.

La luce della televisione ha smascherato la sua fuga.

Andare a letto solo quando si ha sonno.

Partire quando non si è salutato nessuno.

C’erano pareti altissime e io guardavo il cielo

Sempre ferma ad aspettarti.

Un passo più avanti di te.

Spalle fuori asse, collo avviluppato fin sopra i miei pensieri.

Dietro porte aperte, dentro stanze affollate, sopra strade trafficate.

 

Con una scusa, una piccola bugia. Sempre ferma.

Come se tutto passasse dalla feritoia di queste assi di legno ammuffito.

Come se il passato fosse ispirazione, o solo marciume.

Ricordo, o solo dubbio.

 

Sempre ferma ad aspettarti in questa casa senza tetto dove i pensieri continuano a salire.

Dentro quattro mattoni diroccati dove i passi non fanno altro che rincorrersi.

C’è un movimento verso te, come se dovessi alzare i talloni per riafferrare il filo.

 

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

 

 

 

guarda fuori, ma non so cosa vede

Fuori diluvia. Mi sono lasciata. L’ennesima volta. Ma questa volta non riuscivo a respirare. Ho finito il libro. I miei nervi sono a pezzi. Vorrei vomitare l’anima. Vorrei trovare quei per sempre nei mai. Vorrei che riuscisse a capire chi sono. Vorrei salvarlo. Ho detto una grande stronzata. Io non ce la faccio a rinunciare a l’idea di salvarlo. Non adesso. Non ora che aveva salvato me. Qua è a rischio allagamento. Vorrei tanto portasse via tutto questo niente che sento.

Foto di Lilla Conti

– Non rinunciare.

Sarà un ferirti ugualmente: rinunciare o perseverare. I mulini a vento esistono e se con la ragione siamo tutti buoni a negarli, qualcosa dentro più umano della ragione, più viscerale della testa, ci trascina verso battaglie contro i demoni. Demoni che abitano la nostra anima e i nostri ricordi: li riconosciamo nel dolore altrui e li sfidiamo. Una guerriglia, un buttarsi nella mischia fino a non distinguere più i tuoi spettri da quelli altrui.

Non rinunciare.

Sarà un guarirti da te stessa più che un guarirlo dal mondo. È solo guardandoci dentro alle persone che si riconosce la nostra essenza.
Non differisci, poi, così tanto da me. Anche tu ti ammali. Ti ammali di altruismo, ti ammali di persone, di amore.

Perché hai tardato tanto?

I giorni son sempre più brevi
le piogge cominceranno.

La mia porta, spalancata, ti ha atteso.

Perché hai tardato tanto?

Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.Il vino che avevo conservato nella brocca
l’ho bevuto a metà, da solo, aspettando.Perché hai tardato tanto?

Ma ecco sui rami, maturi, profondi
dei frutti carichi di miele.

Stavano per cadere senz’essere colti
se tu avessi tardato ancora un poco.

 

Nazim Hikmet

 

Foto di Lilla Conti

Foto di Lilla Conti

 

Sa come cadono le stelle che non ne cade mai nessuna

Foto di Lilla Conti

 

Questa canzone non è triste è solo
tristemente vera
parla di quel che non esiste finché
la scienza non lo spiega
Sa come cadono le stelle che non
ne cade mai nessuna
che siamo pezzi di meteore o avventurieri
di fortuna.
Ma dell’amore non sa niente, di me
che tremavo di paura
e allora aprivo le finestre per vedere
cosa c’era.
C’era la notte e le sue stelle e
sul tuo viso era la luna,
così ho capito che per sempre non
avrei amato più nessuna…
Vieni con me, tu vieni con me…
L’uomo che viaggia fra le stelle
e ha camminato sulla luna
giura amore e poi si pente chiede
ai maghi la fortuna.
Fa collezione di conquiste, conosce
il peso di una piuma,
è un pescatore di conchiglie poi
gratta e perde la fortuna.
Ma dell’amore non sa niente, di me
che tremavo di paura
e allora aprivo le finestre per vedere
cosa c’era.
C’era la notte e le sue stelle, e
sul tuo viso era la luna
così ho capito che per sempre non
avrei amato più nessuna.
Vieni con me! Tu vieni con me…
Vieni con me! Tu vieni con me…

Se, camminando, ti imbattessi in me, parlami di te.



Camminando si apprende la vita

camminando si conoscono le cose

camminando si sanano le ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella

ascoltando una voce

seguendo le orme di altri passi.

Cammina cercando la vita

curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.



Rubén Blades

Senza fiato





Questa Luna
Oscurata a metà.
Luce flebile incalzata da un assordante vuoto.
A mezz’aria,
un sospiro soffocato all’altezza del cielo.

Silvia Zordan

lasciami sprofondare nei tuoi occhi

Foto di Lilla Conti

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l’agata si mescola al metallo.

Quando le mie dita carezzano a piacere
la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano
s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna.

Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia,
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un’aria sottile, un temibile profumo
ondeggiano intorno al suo corpo bruno.