Elogio

Foto di Davide Polato

 

Si incamminò.

Il primo passo fu accolto dal nuovo e annunciato acquazzone. Accompagnò con due dita l’ingranaggio lungo la stecca, fino allo scatto.

Si calò l’ombrello sugli occhi costringendosi lo sguardo. E fu allora che gli specchi le offrirono lo spettacolo di realtà capovolte, persone distorte, cieli umidi e pesanti. Le comparve il trionfo del libero arbitrio. Polpacci snelli e decisi su incerte décolleté, coraggiose ballerine zappettanti vane tra gli specchi, caldi e bicolori stivali inzuppati a metà, la scarpa elegante e lucida più del solito dell’uomo che ciondola crucciato la ventiquattr’ore di pelle beige. Lei, abbracciandosi nel suo cappotto rosso, percorreva con la fantasia l’immagine di quei passi fino a ricostruirne il portamento, la capigliatura, i pensieri nei quali erano assorti.
La musica del negozio di cd in centro le arrivò ovattata, compressa, quasi come se, facendosi spazio tra una goccia e l’altra, giungesse sfinita alle orecchie dei passanti.
Ormai camminava con gli occhi piuttosto che con le scarpe. E la sfilata di camminatori le si scioglieva davanti, facendosi vicina e superandola in uno scatto audace.

Camminò a lungo e non badò a niente se non a tutto ciò che passava.

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Pettinami i nodi nello stomaco fino a farli scomparire

“Ti resto a guardare
nel pieno di un giorno,
con il sole nel centro,
ti osservo per ore.

Ai tuoi modi di fare
non sembra che importi
il colore del vetro
e l’inganno che hai dentro

Al tuo cuore di pietra
non sembra che importi
il muro che ho dentro
e l’incanto che hai spento

Ti osserverò per ore e ti resterò a guardare.

E all’improvviso incroci il mio sguardo
e fissi un istante, quello che sarà per sempre
il tuo candido premio.

Ti osserverò per ore e ti resterò a guardare 
Ti osserverò per ore 
così come si osserva il mare.” 

Il colore del vetro,

Il Disordine delle Cose

come un’anestesia, come un’abitudine

Il brano è tratto dalla “Saga di Maqroll: il gabbiere” di Alvaro Mutis, scrittore sudamericano del quale De Andrè diventò molto amico. Smisurata preghiera può essere considerata il testamento spirituale di Fabrizio De Andrè nella quale chiede a Dio un po’ di compassione per quelli che come lui viaggiano in direzione ostinata e contraria, che la solitudine se la scelgono da se, unica condizione per dare alla vita una goccia di splendore. Ma la compassione in questo caso è un dovere da parte di Dio poiché questa condizione di solitudine e questo viaggiare in direzione ostinata e contraria portano queste persone a muovere i propri passi tra il vomito dei respinti con un marchio speciale di speciale disperazione. Un atto dovuto quindi, in favore di quelle persone come Faber che hanno trascorso la vita a battersi contro quella maggioranza che troppo spesso dimentica i disobbedienti alle leggi del branco. Non li dimentica invece De Andrè ai quali dedica questo che forse è il brano più intenso della sua carriera perché in fondo è appena giusto che la fortuna li aiuti.
Il testo è diviso in due parti: il soggetto della prima è la maggioranza intenta solo a coltivare l’orribile varietà delle proprie superbie ed è una forte accusa a questa mentre la seconda è la preghiera vera e propria. Molto profonda e intensa risulta questa seconda parte dove il soggetto diventa appunto “smisurata preghiera”. Questa è rivolta per tutti i vari personaggi che hanno popolato per quarant’anni le canzoni di Fabrizio ma tra questi è presente anche qualcuno che ad Aqaba ha curato la lebbra con uno scettro posticcio, seminando figli con improbabili nomi di cantanti di tango. Appena si ascoltano questi versi è facile pensare alla figura di Cristo che fu sempre da lui stesso molto apprezzata nonostante De Andrè non fosse cattolico ( lo definì in una presentazione dell’album “La buona novella” il più grande rivoluzionario di tutti i tempi) ma Cristo non seminò di certo figli con nomi di cantanti di tango, cosa che rimanda a personaggi spagnoli o sudamericani, insomma di cultura spagnola. Ed ecco quindi l’illuminazione: Ernesto Rafael Guevara detto il “Che”, il più popolare tra i marxisti che parteciparono alla rivoluzione cubana. Laureato in medicina infatti Che Guevara aveva fatto tre viaggi intorno al mondo durante i quali aveva curato i malati di lebbra nei paesi più poveri. Non manca quindi il riferimento politico sempre molto caro a Fabrizio soprattutto nel periodo successivo all’uscita dell’album “Storia di un impiegato”. Comunque anche se Dio avrà misericordia di questi uomini ciò rimarrà sempre un’anomalia poiché questi personaggi che viaggiano in direzione ostinata e contraria avranno sempre opposta quella maggioranza intransigente composta da quei benpensanti sempre fedeli alle leggi del branco.

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri,
china e distante sugli elementi del disastro,
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla,
lungo un facile vento
di sazietà, di impunità.
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso,
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta, la maggioranza sta.
Recitando un rosario
di ambizioni meschine,
di millenarie paure,
di inesauribili astuzie,
coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta.
Come una malattia,
come una sfortuna,
come un’anestesia,
come un abitudine.

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità.
Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità.
Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti
alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti.
Come una svista,
come un’anomalia,
come una distrazione,
come un dovere.

così ho rifatto il letto al meglio

così ho rifatto il letto al meglio sai

La sicurezza ha un ventre tenero
ma è un demonio steso fra di noi
ti manca e quindi puoi non crederlo
ma io non mi sentivo libero

e non è dolce essere unici
ma se hai un proiettile ti libero
gli errori veri son più forti poi
quando fan finta di esser morti lo sai

copriti bene se ti senti fredda
hai la pressione bassa nell’anima
com’è strano il sapore
che riesco a sentire
male di miele

e la grandezza della mia morale
è proporzionale al mio successo
così ho rifatto il letto al meglio sai
che sembra non ci abbiam dormito mai

copriti bene se ti senti fredda
hai la pressione bassa nell’anima
com’è strano il sapore
che riesco a sentire
male di miele

ti do le stesse possibilità
di neve al centro dell’inferno, ti va?
male di miele

Male di miele,

Afterhours

negli occhi delle persone

Ogni pensiero può cambiare il destino,
persino un bambino sa farlo,
basta avere un sogno,
e poi stringerlo in pugno,
vedrai si avvererà.

Mio caro amico,
ti ritrovo deluso per qualche casino
e fai il muso
Tu dimmi chi è stato
come ha potuto
vedrai si risolverà

Adesso fermati e non ci pensare più
però ricordati che a decidere sei solo tu
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone

Davanti a un muro
c’è chi fischia e fa il giro
lamenta che il mondo è cattivo
Non è nel mio stile
bisogna salire
chi non prova ha perso già
Niente è per caso
ogni nuovo secondo ha il suo peso
se lo stai vivendo
così vive il fiore
che sceglie di non appassire
di non appassire

Adesso fermati e non ci pensare più
però ricordati che a decidere sei solo tu
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone

Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone

quanto ancora questa lunga notte?

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo
né il piano di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

Lunga è la notte,

Peppino Impastato

E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.. 
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.. 
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato.. 
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un’ideale ti porterà dolore..


continuerai a farti scegliere

“..per ritornare dopo l’amore
alle carezze dell’amore
era facile ormai..
Non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.”

Verranno a chiederti del nostro amore, 
Fabrizio De Andrè