Il contorno e dintorni.

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

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Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

Se ne sta immobile tracciando il contorno. Ogni riccio, ogni piega del cappotto.

Se ne sta in silenzio premendo sulla pelle. Incidendo il confine tra sé e tutto il resto.
Ha segnato la fine. Senza aver mai fatto altrettanto all’inizio.

Non era presente o passato.
Non era giusto o sbagliato.
È questa lunga e assopita fissità.

Occhi fissi. Fissi in altri occhi.
Chiodi fissi, altri divelti.
E vetri rotti, fiori straziati, crepe nell’asfalto.

In mezzo a tutto questo, si fermò.
Uscirono a buttare l’immondizia, un cane soddisfece i suoi bisogno, i lampioni si accesero di comune accordo.

La sciarpa srotolata, il libro caduto dalle mani.
Tornò a casa da un’altra strada.
Volse indietro i suoi passi.

Se ne andò in silenzio, misurando palmo palmo la distanza tra il cuore e il respiro.
Camminava dietro la sua ombra, ora davanti.

Ad ogni lampione le era accanto, sul muro di sassi. Poi le scivolava sotto i passi e via.

Creare e distruggere.
Non vedersi e vedersi scivolare via.
Aspettare di nuovo il sole.
Aspettare che anche l’ultimo lampione sia spento.

Essere di nuovo un confine tra sé e tutto il resto.

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La condizione

Vuoi andare a dormire?

Mettiamoci così, con i cuori accampati, sfollati, senza un riparo.

Mettiamoci lì, come un vestito sfilato, una collant strappata, un rossetto aperto.

Non accendere la luce, lascia abituare i miei occhi al tuo profilo. Le mie mani alla tua pelle.

Guarda i miei occhi da vicino, da così vicino che potresti finirci dentro. Annegarci.

Chiudili al vento che altrimenti piangono. Chiudi gli occhi al vento ché si increspano come le onde.

Un vento senz’aria. Sorsi in apnea prima di affogare nel bicchiere dei miei ‘perché’ zuppi d’acqua.

Sono notti da nascondere sotto una coperta, da cercare la luna alla finestra. O accontentarsi del riflesso.

O accontentarsi di te, luna nel pozzo.

Io che ho lanciato solo sassi per dissolverti. Tu che hai sempre ricomposto i tuoi lisci contorni.

E cado nel tuo letto con il peso di una falena sorpresa dal sole.

Riportami nel vento, riportami aria.

Lavarsi via

On air: “Anime Salve” – Fabrizio de Andrè

“La Tinozza” – Edgar Degas

 

È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare.
Avere paura dei tuoi ricordi.
E’ proibito non sorridere dei problemi,
non lottare per quello che desideri, e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
E’ proibito non dimostrare il tuo amore fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E’ proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto,
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E’ proibito non essere te stesso davanti alla gente fingere davanti alle persone che non ti interessano, essere gentile solo per farti ricordare,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E’ proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e il suo sorriso,
solo perché le vostre strade hanno smesso di incontrarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
E’ proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino nelle proprie mani.
E’ proibito non creare la tua storia,
non trovare neanche un momento per chi ha bisogno di te,
non accettare che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
E’ proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita positivamente,
non pensare che possiamo solo migliorare.
Non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.

Pablo Neruda

negli occhi delle persone

Ogni pensiero può cambiare il destino,
persino un bambino sa farlo,
basta avere un sogno,
e poi stringerlo in pugno,
vedrai si avvererà.

Mio caro amico,
ti ritrovo deluso per qualche casino
e fai il muso
Tu dimmi chi è stato
come ha potuto
vedrai si risolverà

Adesso fermati e non ci pensare più
però ricordati che a decidere sei solo tu
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone

Davanti a un muro
c’è chi fischia e fa il giro
lamenta che il mondo è cattivo
Non è nel mio stile
bisogna salire
chi non prova ha perso già
Niente è per caso
ogni nuovo secondo ha il suo peso
se lo stai vivendo
così vive il fiore
che sceglie di non appassire
di non appassire

Adesso fermati e non ci pensare più
però ricordati che a decidere sei solo tu
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone

Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone
Tu farai splendere ogni giorno il sole
Guarda intorno, sta negli occhi delle persone

marea balenante

Si abbassa il tono di voce man mano che si alza quello del discorso.

Cala la luce sulla fronte, gli occhi inghiottiti da questa notte. Si scava più a fondo, si parla un po’ meno e il silenzio sa di attesa.

Perché di attesa si tratta, non c’è da raccontarsi bugie. Si alza il volto rannicchiato sulle ginocchia, sento abbassarsi lo sguardo.

Non ti vedo ma ti sto guardando.

Cresce da una macchina una musica di festa e sorrido della bassezza di certa gente. Bassezza di intelletto, intendo.

Tirò su le gambe penzoloni dal muretto, tiro giù dalle caviglie l’orlo dei jeans. Blocco un ciuffo biondo sfuggito al morso.

Dietro il volto in tempesta anche al buio vedo la tua immagine esatta.

Le parole che dilagano dalle nostre bocche hanno lasciato perdere il filo di un qualunque discorso.

Abbassi le difese, sollevi gli occhi su di me.

Occhi riflettono occhi.
Il buio non è così oscuro.

Siamo in piedi. In piedi davanti alla tempesta.

La marea cancellerà questi passi felpati.

Qualcosa d’immensa fuga,
che non se ne va, che graffia dentro,
qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi,
qualcosa che, contro tutto s’infrange, contro tutto, 
come i prigionieri contro le celle!

[P.Neruda]