Un girotondo d’anime

C’è che si rimane a guardarsi.

Come se non ci fosse poi tanto da vivere. E’ passato un anno. Un anno apparentemente di sconfitte. E forse neanche tanto apparentemente.

Un anno perso. Un anno di girotondi e capriole. Si rimane con la testa ovattata, un po’ rintontiti. Ma si rimane.

Non ho perso nulla, sto ancora cercando me.

 

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Sono leggere dentro. Dentro.

C’è un attimo di silenzio nella testa delle donne. Un attimo di silenzio posto fra i mille pensieri che passan loro nella testa mentre si preparano e i i tanti volti e le tante voci che incontreranno quando usciranno di casa. In quell’attimo, sono ancora più belle.

Il cuore rallenta e la testa cammina

Ci sono coriandoli nella mia testa. Confessioni a voce bassa, bugie trascinate stanche e ormai poco credibili.

Ci sono baci come le molliche di pane rubate dalla tavola di un banchetto. Ci sono occhi freddi e poco lucidi, muti e poco presenti.

Sale un forte vento, sale dalla gola, da un respiro profondo prima di immergersi.

Si dispiega una lettera accartocciata, un biglietto di auguri. Una poesia. E leggere riposa le gambe, alleggerisce le ginocchia. Volendo anche il cuore. La fatica di camminare in direzione ostinata e contraria si fa sentire al terzo bicchiere di vino. La fatica di non avere una strada da scegliere o un paio di sigarette da aspirare e sputare fuori insieme alle preoccupazioni.

Passano i giorni, cristallizzando le tue scelte e anche le mie non-scelte. Passano i giorni su un cuore asettico, senza più fremiti. I giorni hanno cristallizzato anche lui.

Il tempo rende difficile la sopravvivenza dei legami, il ricordo delle promesse.

Non abbiamo rispettato ogni aspettativa. Non ti sei attenuto alla sincerità dei patti.

Non hai passato il turno.

A lungo andare rimarrà solo un libro di letteratura e un pensiero cancellabile.

E non saprò se davvero lo cancellerai.

E adesso aspetterò domani 
per avere nostalgia “

Il tempo delle giostre fuori città

Decisamente troppo breve la distanza.

Decisamente troppo sicure le mani sui fianchi.

Baci scansati ma poco credibili.

Fiato forte. Trattenuto e poi sfuggito tra i capelli.

Collo e nuca trovano riposo.

La testa danza, ti bacia col pensiero

ti percorre con occhi chiusi.

Baratri

Non riesco ad imprimere con l’inchiostro i miei momenti pieni, ma riesco perfettamente a deridere i miei momenti vuoti.

Il vuoto mi terrorizza  e colmarlo di parole mi calma, mi rende meno assurda.

Tu, per esempio, per un mal di testa prendi un aspirina?

Ecco, io i vuoti cerco di riempirli.

Che si tratti di un’assenza, di un’altezza o di una ferita.

Già da piccola odiavo quei libri con le illustrazioni da colorare, quel bianco contornato da linee nere m’inquietava;  così come le persone che hanno il vuoto negli occhi, così come questa voragine che ogni tanto si apre in me.

[L.]


“Mi hanno sempre obbligato a colorare le cose rispettando i contorni, a non uscire mai dalle righe.
Be’ ora posso dire che per me, quelle righe altro non erano che un trampolino verso l’orizzonte, l’infinito”