La tua carne buona

Io non amo come l’amore ama.
Uno specchio rotto, un riflesso discontinuo.
Il bacio e lo schiaffo.
La porta,
Poi le mani sul tuo viso.
Lo strappo nel cielo,
Il tarlo nei banchi della chiesa.

Guarda le mani,
Guarda cosa non riesci a trattenere.
Guarda quegli occhi.

Stringere il vento
Abbracciandomi al nulla.
Tre volte nel vuoto,
Inciampando.

Di nuovo fantasmi
E volti conosciuti.

Sottile la voce affila le sue lame

Un cuore docile sul piatto d’argento.
Amore asettico, senza dolore

Pulsa violento,
Soffice muore

Aspettando di nuovo
Il placarsi del vento.
Amandosi infondo
Contando le ore.

 

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Una ballata a metà

In un giorno che pioveva ho steso certe parole secche sul balcone. L’acqua se ne andava, si sommava alle piogge di sempre che il vento si porta via. Un altro vento le ha asciugate.

Vorticavano le foglie dissanguate, senza linfa, senza legami nel nero di un tombino.

Si cementificavano nelle buie viscere, come una storia muta.

Forse un giorno risorgeranno.

Foto di Walter Valentini

La condizione

Vuoi andare a dormire?

Mettiamoci così, con i cuori accampati, sfollati, senza un riparo.

Mettiamoci lì, come un vestito sfilato, una collant strappata, un rossetto aperto.

Non accendere la luce, lascia abituare i miei occhi al tuo profilo. Le mie mani alla tua pelle.

Guarda i miei occhi da vicino, da così vicino che potresti finirci dentro. Annegarci.

Chiudili al vento che altrimenti piangono. Chiudi gli occhi al vento ché si increspano come le onde.

Un vento senz’aria. Sorsi in apnea prima di affogare nel bicchiere dei miei ‘perché’ zuppi d’acqua.

Sono notti da nascondere sotto una coperta, da cercare la luna alla finestra. O accontentarsi del riflesso.

O accontentarsi di te, luna nel pozzo.

Io che ho lanciato solo sassi per dissolverti. Tu che hai sempre ricomposto i tuoi lisci contorni.

E cado nel tuo letto con il peso di una falena sorpresa dal sole.

Riportami nel vento, riportami aria.

La promessa

 

Oggi mi dedicherò
ad insegnarti a dire che
si deve un giorno cominciare a non morire.

 

I buoni propositi di un caldo e vuoto pomeriggio di fine luglio. La fine di un ciclo, l’inizio. Il cambio. Il ritorno in sé. Il ritorno del vento che ieri se n’era andato. La sua spinta ed io vela. La partenza senza ritorno, partenza senza bagaglio, la partenza in sé.

in risalto sul mondo (Metereopatia)

Sarà che il cielo è pieno di risorse

ma sono secoli che piove su di me

Il sole si è nascosto bene fra le righe

o forse è solamente fuori per un altro caffè

 

E non capisco il meteo da che parte sta

se il colonnello lancia la pubblicità

arriva un altro temporale

e io cambio canale

e arriva un altro giorno grigio

con il suo accordo minore

 

Voglio fare la nuvola

c’è chi non se la sente

di essere determinante

Fammi fare la nuvola

in risalto sul mondo

fare quello che sento

 

Sarà che il cielo è pieno di risorse

ma io mi sento un po’ polemico

paradossale il modo in cui vedo tutto quel blu

sembra che non gli vada bene

se parlo di cose più grandi di me

 

E non capisco il meteo da che parte sta

se il colonnello lancia la pubblicità

arriva un altro temporale

e io cambio canale

e arriva un altro giorno grigio

con il suo accordo minore

 

Voglio fare la nuvola

c’è chi non se la sente

di essere determinante

Fammi fare la nuvola

in risalto sul mondo

fare quello che sento

 

Yeah

 

Voglio fare la nuvola

c’è chi non se la sente

di essere determinante

Fammi fare la nuvola

in risalto sul mondo

fare quello che sento

Yeah

Trasportato dal vento

 

Sarà che il cielo è pieno di risorse

ma sono secoli che piove su di me

Il sole si è nascosto bene fra le righe

o forse è solamente fuori per un altro caffè

 

Il cuore rallenta e la testa cammina

Ci sono coriandoli nella mia testa. Confessioni a voce bassa, bugie trascinate stanche e ormai poco credibili.

Ci sono baci come le molliche di pane rubate dalla tavola di un banchetto. Ci sono occhi freddi e poco lucidi, muti e poco presenti.

Sale un forte vento, sale dalla gola, da un respiro profondo prima di immergersi.

Si dispiega una lettera accartocciata, un biglietto di auguri. Una poesia. E leggere riposa le gambe, alleggerisce le ginocchia. Volendo anche il cuore. La fatica di camminare in direzione ostinata e contraria si fa sentire al terzo bicchiere di vino. La fatica di non avere una strada da scegliere o un paio di sigarette da aspirare e sputare fuori insieme alle preoccupazioni.

Passano i giorni, cristallizzando le tue scelte e anche le mie non-scelte. Passano i giorni su un cuore asettico, senza più fremiti. I giorni hanno cristallizzato anche lui.

Il tempo rende difficile la sopravvivenza dei legami, il ricordo delle promesse.

Non abbiamo rispettato ogni aspettativa. Non ti sei attenuto alla sincerità dei patti.

Non hai passato il turno.

A lungo andare rimarrà solo un libro di letteratura e un pensiero cancellabile.

E non saprò se davvero lo cancellerai.

E adesso aspetterò domani 
per avere nostalgia “

quanto ancora questa lunga notte?

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo
né il piano di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

Lunga è la notte,

Peppino Impastato

E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.. 
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.. 
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato.. 
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un’ideale ti porterà dolore..