Un’altra primavera fragile

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Tutto l’inverno senza difese

senza speranze le tue braccia,

protese.

 

Foto di Davide Polato

Foto di Davide Polato

Questo inverno cosa porterà?
Un’altra primavera fragile che non sa come fiorire ancora.

(Respiro, Le Vibrazioni)

 

 

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ricordo a malapena quale nome ho: A.R.

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
– Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

 

Una ballata a metà

In un giorno che pioveva ho steso certe parole secche sul balcone. L’acqua se ne andava, si sommava alle piogge di sempre che il vento si porta via. Un altro vento le ha asciugate.

Vorticavano le foglie dissanguate, senza linfa, senza legami nel nero di un tombino.

Si cementificavano nelle buie viscere, come una storia muta.

Forse un giorno risorgeranno.

Foto di Walter Valentini

Il contorno e dintorni.

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

 

Foto di Walter Valentini

Foto di Walter Valentini

Se ne sta immobile tracciando il contorno. Ogni riccio, ogni piega del cappotto.

Se ne sta in silenzio premendo sulla pelle. Incidendo il confine tra sé e tutto il resto.
Ha segnato la fine. Senza aver mai fatto altrettanto all’inizio.

Non era presente o passato.
Non era giusto o sbagliato.
È questa lunga e assopita fissità.

Occhi fissi. Fissi in altri occhi.
Chiodi fissi, altri divelti.
E vetri rotti, fiori straziati, crepe nell’asfalto.

In mezzo a tutto questo, si fermò.
Uscirono a buttare l’immondizia, un cane soddisfece i suoi bisogno, i lampioni si accesero di comune accordo.

La sciarpa srotolata, il libro caduto dalle mani.
Tornò a casa da un’altra strada.
Volse indietro i suoi passi.

Se ne andò in silenzio, misurando palmo palmo la distanza tra il cuore e il respiro.
Camminava dietro la sua ombra, ora davanti.

Ad ogni lampione le era accanto, sul muro di sassi. Poi le scivolava sotto i passi e via.

Creare e distruggere.
Non vedersi e vedersi scivolare via.
Aspettare di nuovo il sole.
Aspettare che anche l’ultimo lampione sia spento.

Essere di nuovo un confine tra sé e tutto il resto.

L’importante è finire.

Foto di Claudio Torrini

Foto di Claudio Torrini

 

Ho iniziato a dimenticare migliaia di fotografie scattate,

Ho iniziato a dimenticare centinaia di volti ed i loro nomi,

Ho iniziato a dimenticare decine di libri,

Ho iniziato a dimenticare un amore.

Quando il viandante canta nell’oscurità migliora il suo umore ma di certo non trova la strada.

Un colpo di costole

per non dover pensare al cuore

rigonfio di tutta la luce

della tua torcia.

Walter Valentini

non c’era tempo e valeva la pena di perderci un secolo in più.

Foto di Walter Valentini

L’idea del destino è un pensiero che viene con l’età. Quando si hanno i tuoi anni generalmente non ci si pensa, ogni cosa che accade la si vede come frutto della propria volontà. Ti senti come un operaio che, pietra dopo pietra, costruisce davanti a sé la strada che dovrà percorrere. Soltanto molto più in là ti accorgi che la strada è già fatta, qualcun altro l’ha tracciata per te, e a te non resta che andare avanti. E’ una scoperta che di solito si fa verso i quarant’anni, allora cominci a intuire che le cose non dipendono da te soltanto. E’ un momento pericoloso, durante il quale non è raro scivolare in un fatalismo claustrofobico. Per vedere il destino in tutta la sua realtà devi lasciar passare ancora un po’ di anni. Verso i sessanta, quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c’era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l’hai imboccata senza accorgertene, qualcun’altra non l’avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l’hai fatta, sei tornata indietro invece di andare avanti. Il gioco dell’oca te lo ricordi? la vita procede pressappoco allo stesso modo.

Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle o non viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.

Va’ dove ti porta il cuore,

Susanna Tamaro

così ho rifatto il letto al meglio

così ho rifatto il letto al meglio sai

La sicurezza ha un ventre tenero
ma è un demonio steso fra di noi
ti manca e quindi puoi non crederlo
ma io non mi sentivo libero

e non è dolce essere unici
ma se hai un proiettile ti libero
gli errori veri son più forti poi
quando fan finta di esser morti lo sai

copriti bene se ti senti fredda
hai la pressione bassa nell’anima
com’è strano il sapore
che riesco a sentire
male di miele

e la grandezza della mia morale
è proporzionale al mio successo
così ho rifatto il letto al meglio sai
che sembra non ci abbiam dormito mai

copriti bene se ti senti fredda
hai la pressione bassa nell’anima
com’è strano il sapore
che riesco a sentire
male di miele

ti do le stesse possibilità
di neve al centro dell’inferno, ti va?
male di miele

Male di miele,

Afterhours